Contatto


Corso dal vivo a Parma
sabato 28 febbraio - domenica 1 marzo 2026

Due giorni alla riscoperta della potenza e della purezza di una comunicazione che trascende qualsiasi parola

Riscopriamo  gli archetipi universali più importanti per intervenire con grande chiarezza nei frangenti più delicati e nei momenti più importanti della comunicazione.

Quali sono i movimenti archetipici che esprimono la loro massima funzione nel rapporto tra due esseri umani e sono veri a propri punti di snodo della relazione?

  • Abbraccio
  • Carezza
  • Sostegno
  • Invito
  • Movimenti di gestione e interazione dello spazio

L’Abbraccio

Coesione e Memoria della Specie

L'abbraccio rituale è l'atto che sancisce la fine dell'io isolato e l'ingresso nella protezione del gruppo

Victor Turner


Nelle società arcaiche, il contatto fisico non era un'opzione legata alla sfera privata, ma la prova tangibile dell'appartenenza al gruppo. Come rilevato dal grande etologo Irenäus Eibl-Eibesfeldt, l’abbraccio è un "universale filogenetico": un pattern motorio identico in ogni cultura che funge da dispositivo di pace e protezione.

Viviamo in un'epoca in cui anche tra familiari si è sviluppato un senso di “isolamento motorio e sensoriale”, ci manca il contatto fisico in tutte le sue sfumature e le sue potenzialità. Recuperare il gesto dell'abbraccio non significa sentimentalismo, ma ritrovare il senso del "noi" e riattivare quelle funzioni ancestrali di sopravvivenza che garantiscono la nostra stabilità interiore.


Il primo Rifugio

L'abbraccio è il luogo in cui pelle e muscoli  incontrano l’anima. Da un punto di vista biopsicofisico è evidente che l’abbraccio non è solo un incontro tra due persone, ma una regolazione reciproca di due sistemi nervosi. Io personalmente preferisco dire che “l'abbraccio è il luogo in cui pelle e muscoli incontrano l’anima.” 

Attraverso la stimolazione del sistema vagale ventrale, l'abbraccio comunica al cervello che l'ambiente è sicuro. È uno dei primi segnali di sicurezza che il neonato (e l’adulto) riconosce. Questo contatto permette all'organismo di abbandonare lo stato di allerta difensiva per entrare in una fase di recupero e stabilità.

Il contatto fisico che si sviluppa nell’abbraccio stimola il sistema delle endorfine e dell'ossitocina. Secondo l'antropologo Robin Dunbar, questo è il "collante biochimico" delle società umane: "Senza il tocco, il senso del 'noi' svanisce, perché manca la base biochimica della fiducia".

La Pelle come Confine Sociale: Ashley Montagu ci ricorda che l'essere umano ha un bisogno assoluto di contatto tattile quanto di nutrimento. L'abbraccio soddisfa questa "fame di pelle", stabilizzando l'identità dell'individuo attraverso la percezione di sé stesso e il riconoscimento dell'altro.


Il Viaggio nel Gesto

In questo percorso staremo profondamente collegati col nostro corpo per approfondire la nostra capacità di relazionarci.

  • Riscopriamo il grande potere stabilizzante dell’abbraccio attraverso un tipo di movimento che ci mette immediatamente in contatto con la terra e con la nostra centratura personale.
  • Vediamo alcuni piccoli particolari rilevanti, ad esempio come il gesto di apertura delle braccia influenzi la percezione dello spazio personale. 
  • Troviamo il giusto tono dell'abbracciare. Se il corpo è troppo in tensione oppure se risulta troppo rilasciato chi riceve l’abbraccio non può sentirne i benefici.
  • Sperimentiamo la durata minima del contatto, permettendo ai ritmi biologici (respiro e battito) di trovare la “loro” comunicazione.
  • Il Rito della Protezione: Ispirandoci al principio di Communitas nell’ottica di Victor Turner, vedremo l’archetipo che sancisce la fine dell'io isolato e l'ingresso nella forza del gruppo.

La Carezza  

Se l'abbraccio rappresenta la stabilità, coesione e sicurezza, la carezza è l’azione motoria che permette di mappare il confine del proprio corpo attraverso l'incontro con l’altro. Nel Movimento Arcaico non consideriamo la carezza come un gesto estetico o seduttivo ma come una funzione cognitiva e biologica che stabilisce chi siamo e dove finiamo.

Senza carezze i mammiferi, e in particolare l’essere umano, non sviluppano pienamente il senso del sé e non sviluppano pienamente il cervello nemmeno da un punto di vista strutturale.

La mamma che accarezza il bambino lo sta definendo nel mondo, ne facilita l’ingresso in maniera piacevole e gli sta nutrendo l’ipotalamo.

In questo percorso, vediamo come la qualità del tocco possa modificare radicalmente la risposta del nostro sistema nervoso e la percezione della nostra stabilità nel mondo.


Il Riconoscimento dell'Altro

La carezza è un atto che definisce lo spazio della relazione.

La carezza implica essere realmente presente, e mai invadente. 

Esiste una carezza archetipica che è un universale potentissimo di Riconoscimento: in molte società tradizionali eseguono ancora questo tocco leggero sulle estremità come rito che precede ogni scambio commerciale o sociale. È la prova che l'incontro avviene tra esseri umani che si riconoscono come simili, con storie diverse ma intenti comuni. 


Il Viaggio nel Gesto

L'obiettivo è trasformare un gesto spesso distratto in un'azione dettata da una coscienza superiore.

  • Sperimentiamo la differenza che c’è  tra quando eseguiamo un movimento tendenzialmente rapido e uno lento, osservando come cambia la propria condizione interiore.
  • Vediamo diversi ritmi e diversi tipi di pattern a seconda dei risultati che si vogliono ottenere.
  • Sperimentiamo la carezza per definire i limiti della propria sfera d’azione e rispettare quelli altrui.

IL SOSTEGNO

L’aiuto per procedere

Il gesto del sostenere anche se spesso avviene in contesti in cui lo si vive reciprocamente  è nella sua essenza gratuito e disinteressato

dalla settimana arcaica 2022


Non è solo aiuto, il sostegno è qualcosa in più: chi ti sostiene, a qualche livello, si fa carico del tuo peso, della tua difficoltà o della tua specifica mancanza di capacità in quel determinato contesto. 

L'atto di sostenere qualcuno implica dispendio di energia, piccolo o grande, piacevole o meno. Richiede un movimento che deve comunque essere coordinato e soprattutto tempestivo (chi è efficace nel sostenere ha un bel tempismo).

Chi sostiene deve saper allineare la propria struttura, altrimenti crolla ancor prima di chi voleva aiutare oppure ne esce logorato, come succede a molti.

Saper dare sostegno nasce da un movimento antichissimo di coordinazione tra i membri della nostra specie e, in molti frangenti, ne ha garantito la sopravvivenza. Nell’archetipo del sostegno emergono diversi insegnamenti sull’intelligenza di gruppo.

Il sostegno, come movimento naturale, non è solo quello che possiamo dare ad un’altra persona: il trovare sostegno rientra anche nei gesti archetipici di base che eseguiamo per noi stessi. Ad esempio se ci dobbiamo alzare o inclinare e ci aiutiamo  contattando una superficie stabile o qualsiasi altra cosa con una mano (o con due). 

Ci sono persone che faticano ad accettare il sostegno altrui, addirittura alcuni pensano che non sia giusto riceverlo, che intaccherebbe la loro autonomia, ma se impedisci a te stesso di ricevere sostegno il sistema ne risente e in poco tempo ti risulterà difficile attuare i tuoi gesti autonomi di sostegno e anche quelli per aiutare qualcun altro, cioè siamo sempre in grado di farli ma il tempismo perde in precisione e la struttura risulta comunque meno forte.


Il Viaggio nel Gesto

  • Ritroviamo la nostra abilità naturale di sostenere chiunque efficacemente senza sacrificarci
  • Impariamo quando è il momento di sostenere un collega e quando no
  • Facciamo pace con le menate interiori che possiamo avere sull’accettare il sostegno o meno
  • Riscopriamo i gesti per autosostenerci (Aiutati che il ciel ti aiuta).
  • Scopriamo come le energie profuse nel sostegno possono ritornare rapidamente.

Bibliografia e Riferimenti Documentati

Per approfondire la base scientifica e filosofica di questa proposta:

  1. McGlone, F., et al. (2014). Discriminative and Affective Touch: Two Lessons from the Skin. Neuron. La prova scientifica della distinzione tra i sistemi tattili. Link allo studio su Neuron
  2. Anzieu, D. (1985). L'Io-Pelle (Le Moi-Peau). Un testo fondamentale sulla funzione psichica della superficie corporea.
  3. Lévinas, E. (1961). Totalità e Infinito. In particolare le sezioni dedicate alla fenomenologia della carezza come incontro con l'Altro.
  4. Dumas, G., et al. (2010). Inter-Brain Synchronization during Social Interaction. PLoS ONE. Sulla sincronizzazione neurale prodotta dal contatto sociale.

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Parma 28 febbraio - 1 marzo 2026

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