Massimo Mondini

Una volta, quando ero piccolo, mi chiesero “cosa vuoi fare da grande?” 

Ed io risposi: “andare con i miei amici a giocare nei boschi o sulla spiaggia.”

Mi risposero subito: “Ma non è un lavoro”.

Allora ripiegai sulla risposta “veterinario”, perché ho sempre amato gli animali.

Ma 30 anni dopo, quello che faccio in realtà è davvero andare al parco, in montagna o nei boschi a giocare con i miei amici. Giochiamo fino a tirare fuori gli aspetti più creativi e meravigliosi dell’essere umano.

Ovviamente, non è così che ho iniziato…

Cominciai a sviluppare un interesse quasi ossessivo per l’idea di “istinto” fin da quando, a quattro anni, vissi questo episodio all’asilo. Avevamo appena finito di vedere un documentario sugli elefanti africani, e come ogni volta che guardavo un documentario sugli animali ero elettrizzato, immaginando fantastiche storie ambientate nella jungla e nella savana.

“Gli elefanti”, disse a un certo punto la voce narrante, “sanno trovare fonti d'acqua nascoste, senza poterle vedere o fiutare, senza udirle e senza sapere dove si trovino precisamente”.

Allora chiesi alla maestra: “Ma come fanno a trovare l'acqua se non la vedono, non la sentono e non la fiutano?”

E la maestra, una suora, portandosi l'indice alla fronte con un gesto teatrale, rispose subito: “Perché loro hanno l'istinto!” 

L'istinto. Quest’idea fu per me una specie di folgorazione, e la incalzai immediatamente: “E NOI ce l'abbiamo l'istinto?” E lei rispose: “No, perché Dio ci ha dato la ragione...” picchiettandosi l’indice sulla tempia in un gesto che voleva apparire solenne, ma esprimeva in realtà un sottile dolore.

Per fortuna, non le credetti nemmeno per un secondo, e per tutta l’infanzia fui sempre molto incuriosito e attento sia dalle espressioni di istinto che vedevo negli animali, sia in quelle che mi sembrava di riconoscere nei miei simili.

Ma non divenni né veterinario, né guardia forestale.

L’altra mia passione, il movimento, mi portò a intraprendere una rapida e intensa carriera nello strano mondo delle arti marziali.

Raggiunsi diversi obiettivi importanti, tra cui aprire una scuola di Kung Fu a 17 anni, quando andavo ancora al liceo.

Anni dopo, insieme a degli amici, fondai l’Accademia Italiana di Difesa Personale, con l’ispirazione di offrire un’istruzione veramente pratica per affrontare situazioni di conflitto reale, cosa che, nella mia esperienza, era sempre stata molto carente nei corsi di arti marziali “classiche”.

Questo mi diede l’occasione di lavorare con artisti marziali e operatori di sicurezza di ogni genere e provenienza, e osservare le loro attitudini e risposte agli allenamenti a cui li sottoponevo.

Un bel giorno mi resi conto di un fatto profondamente significativo, che doveva dare una svolta a tutto il mio percorso: qualsiasi fossero gli stili e le tecniche che questi esperti avevano studiato e “ingranato” per anni, praticandole a volte per decenni, una volta messi sotto una pressione sufficientemente intensa ricorrevano tutti istintivamente agli stessi, identici gesti. Tali gesti erano più naturali, più economici, e quindi spesso più efficaci dei gesti tecnici delle loro discipline.

Di fronte ai miei occhi era emersa in tutta la sua potenza la realtà che avevo sempre sospettato: a livello neurologico profondo, nasciamo già provvisti degli strumenti migliori per affrontare le sfide che incontriamo.

Da allora, la strada fu lunga e tortuosa, ma anche entusiasmante.

Ho sempre continuato a esplorare, indagare e sperimentare discipline di ogni genere che potessero aprirmi i segreti del corpo e della mente, alla ricerca di quegli strumenti innati per ogni aspetto della nostra vita. Neuroscienze, mitologia, psicologia pratica, ipnosi, PNL, antropologia, ma anche fisioterapia, educazione motoria, posturologia, bioenergetica…in tutti i campi ho cercato di reperire gli esperti migliori e confrontarmi seriamente con loro non solo sulla tecnica, ma sulla natura profonda delle loro pratiche. 

“Quello che fai funziona? Come Funziona? Come sai che è così?” - in ogni metodo a cui mi avvicinavo, il mio intento era di scremare e di cogliere le differenze tra la teoria e la pratica, tra il marketing e la reale capacità degli operatori.

Sono da sempre un lettore vorace, con una netta preferenza gli autori che riescono ad accendere il mio entusiasmo per la scoperta - per chi apre possibilità invece che chiuderle.

Aprire possibilità, risvegliare l’entusiasmo e il piacere di esplorare, di scoprire e soprattutto di crescere grazie al movimento e all’istinto, ossia grazie al nostro sapere filetico (cioè le abilità innate caratteristiche della nostra specie), è quello che faccio oggi per le persone. 

Negli ultimi 20 anni ho avuto il piacere di aiutare atleti, professionisti, artisti e persone di ogni tipo ad aprirsi nuove strade, a trovare nuove soluzioni, a scoprire parti nascoste e potenti di sé stesse.

Non potrei fare altro. O forse sì, ma preferisco fare questo.

Molte persone che hanno proposto la loro “via”, o che hanno ideato il loro metodo, riferiscono di aver avuto un grande successo sin da subito. La mia esperienza è diversa: ho attraversato lunghi periodi di messa a punto del metodo, fatiche snervanti e difficoltà che, devo ammettere, forse non avrei superato se non avessi avuto il supporto di persone a me vicine.

Ma soprattutto, se non avessi avuto l’incrollabile certezza di essere a servizio del sapere filetico, con la speranza che riconoscere che proveniamo dalla stessa matrice biologica faccia sentire le persone più forti, più felici e meno sole. E con il sogno che, un giorno, nessun bambino debba più sentirsi dire “l'essere umano non ha l'istinto”, e che quando l’adulto gli chiederà “cosa vuoi fare da grande?”, lo faccia pronto ad accettare ogni risposta del bambino, e lasciarlo libero di manifestare la sua anima.