Angela è una signora di circa 70 anni che frequenta regolarmente un gruppo di rieducazione neuromotoria, che conduco 2 volte alla settimana, per persone con diagnosi di morbo di Parkinson.
È una persona estremamente sensibile e attenta, di quelle con le quali le parole sono molto importanti poiché possono avere l’effetto (voluto o meno che sia) di ferirla, oppure di “farla star meglio”.
È una di quelle pazienti che danno enormi soddisfazioni, che si accorgono dei benefici del lavoro svolto insieme, e che, per consolidarli, si danno da fare anche a casa in autonomia, mettendo in pratica gli insegnamenti ricevuti e cercando di ripetere le esperienze vissute nel gruppo. In questo modo ottiene risultati più marcati e duraturi di chi si lascia andare a sé stesso e alle proprie abitudini meno sane (pigrizia, indolenza, etc).

“Ho paura della TAC!”

Durante uno dei nostri incontri di gruppo solleva un problema piuttosto spinoso: la settimana successiva all’incontro, per l’esattezza 5 giorni dopo, la aspetta una TAC alle coronarie e lei ne ha molta paura. Rivela di non riuscir proprio a spostare la propria attenzione dal pensiero dell’esame, che quasi la ossessiona, poiché non riesce a pensare ad altro.

Mi chiede aiuto. Essendo all’interno del gruppo di rieducazione neuromotoria, mi chiedo come poter gestire al meglio la situazione. Non siamo esattamente nel contesto ideale per occuparci di un problema del genere, quindi le do alcune spiegazioni sui meccanismi legati allo stress – in risposta ad un pericolo reale o percepito – e su come l’organismo risponde a questa percezione. Le ricordo anche l’importanza della gestione della respirazione come strumento per poter modulare la risposta emotiva e quella fisiologica, argomenti di cui abbiamo già parlato e fatto esperienza. Angela mi ha raccontato di essere riuscita a mettere in pratica con successo un mio suggerimento durante un attacco di panico, ma questa volta non funziona proprio.

Mi chiede nuovamente aiuto. Capisco che la situazione va affrontata, non posso lasciarla lì così, “buttandole qualche buon consiglio”. Visto il contesto – gruppo e lavoro principalmente motorio – reputo che la possibilità migliore da applicare immediatamente sia un po’ di Movimento Arcaico. Mi chiedo quale esperienza motoria potrebbe portarla a sperimentare una sua risorsa interiore (come potrebbe essere la forza, il coraggio, la grinta) che possa sostituirsi, nella sua esperienza, alla paura, in qualche modo ridimensionandola, rendendola più gestibile. Mi vengono in mente alcune esperienze che ho vissuto in prima persona durante i corsi, ma non sono assolutamente applicabili in un gruppetto di parkinsoniani over 70!

Idea! Pratichiamo il lancio

Uno degli aspetti più creativi e interessanti nell’utilizzare il Movimento Arcaico è la possibilità di “cucire su misura” l’esperienza motoria, e non su una sola persona con le suddette caratteristiche, ma su un gruppetto, non esattamente omogeneo nelle potenzialità, e riuscire ad ottenere un effetto desiderato – come minimo, far sperimentare un aumento della performance (meno tensione ed insicurezza, più scioltezza nel movimento, meno dolore, etc.).

Riflettendo, reputo che il lancio, un Archetipo Motorio di grande importanza, potrebbe essere un ottimo strumento con cui ottenere un cambiamento. Avendolo già proposto qualche altra volta, so che il gruppo è in grado di farlo senza rischi e decido di portare l’esperienza ad un nuovo livello. Iniziamo come siamo abituati, effettuando il gesto in modo rilassato, come se fossimo sulla riva di un fiume a tirare sassolini in acqua, l’immagine utilizzata è molto importante poiché genera una percezione ed una risposta motoria corrispondenti.

Man mano che i movimenti acquistano fluidità, porto l’immagine su un piano diverso: chiedo alle persone, rivolgendomi ad Angela in particolare, di immaginare di dover colpire un bersaglio, per esempio di tirare le freccette sul classico tabellone e di cercare di fare centro, aumentando la concentrazione. Il passo successivo, consiste nell’immaginare che il lancio serva a colpire e catturare una lepre mentre siamo in montagna, a digiuno da 3 giorni per mancanza di cibo, o rischiare di morire di fame (immagine sicuramente un po’ forte, ma decisamente efficace per risvegliare certi istinti, utili in quanto funzionali al nostro scopo). Ciliegina sulla torta: nell’ultima serie di lanci, immaginiamo di aver davanti una bestia selvaggia (lupo, orso) che sta per aggredire e sbranare un bambino accanto a noi (dico “nipotino”, vista l’età dei partecipanti).

E le risorse arrivano

Angela ride, mentre lancia, e la invito ad immedesimarsi al meglio nella situazione, prendendola più seriamente, per renderla più reale e far sì che “esca qualcosa di atavico”, da lei, qualcosa che è presente in ognuno di noi e che ha permesso ai nostri Antenati di sopravvivere, facendo sì che noi oggi siamo qui, vivi. Il suo modo di lanciare è sicuramente più deciso, rispetto a quando “lanciamo i sassolini nell’acqua per scacciare i pensieri”.

Dopo qualche minuto, vedendo alcuni cambiamenti nell’attitudine posturale e nei movimenti di Angela, invito il gruppo a fermarsi, e le chiedo cosa sente nel corpo, e se ci sono emozioni o stati d’animo nuovi: “Coraggio!”, afferma lei senza il minimo indugio, e “nel cuore”, quando le chiedo dove lo sente – proprio in quel cuore in cui, una decina di minuti prima, descrivendomi la situazione, sentiva le palpitazioni. La invito ad espandere quella sensazione, senza darle istruzioni particolari – “come le viene va bene”. “Mi sento leggera!”, esclama. La invito a cercare di mantenere presenti queste sensazioni di coraggio e leggerezza e provare a pensare di nuovo all’esame della settimana successiva, come se fosse in procinto di farlo proprio in quel momento: continua a sorridere e le sembra una passeggiata.

Non vedo l’ora che superi quel giorno e mi racconti com’è andata! A volte, quelli che sembrano problemi insormontabili, si possono benissimo superare: basta avere gli strumenti giusti ed utilizzarli con attenzione; poi, se non si è sicuri di fare la cosa giusta… a volte bisogna semplicemente buttarsi – o, forse, dovrei dire…”Lanciarsi” 😉

Dario Costa, fisioterapista ed esperto di Movimento Arcaico.

 


 

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