Come cambia la percezione del tempo

Di Francesco Schiraldi

24/07/2015

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Di recente un amico mi ha raccontato un’esperienza che mi ha fatto riflettere. Si trovava in Kenya con l’associazione umanitaria di cui fa parte che gestisce un orfanotrofio e una serie di attività legate a questo per creare sostentamento in loco e renderlo il più possibile autonomo. Tra le varie cose disponevano di un aratro, ma non avendo più la possibilità di usarlo avevano deciso di venderlo. Era piuttosto pesante ed era necessario caricarlo su un camion, ma non disponevano di una gru. Questo amico assieme ad altri due italiani cercano una soluzione e dopo poco tempo decidono che non è fattibile, rimandano e si dedicano ad altro. Dopo varie ore scoprono che, con calma e ingegno, un gruppo di ragazzi e adulti kenioti, attraverso un sistema di leve, era riuscito a caricare l’aratro sul camion. La sua conclusione fu: “Kenya 1, Italia 0”.

Dopo avermi raccontato questo aneddoto aggiunse alcune considerazioni riguardo la differenza tra la nostra e la loro percezione e gestione del tempo. A mio parere da questa esperienza si possono fare alcune utili considerazioni.

1. La percezione del tempo e la capacità di focalizzazione

Da un po’ di tempo è particolarmente evidente la quantità immane di stimoli a cui siamo sottoposti, stimoli spesso brevi e studiati per essere sempre più incisivi. I film sono sempre più incalzanti, i video sul web durano sempre meno, un sito web ti propone una nuova informazione quando ancora non hai finito di vedere quella precedente. Molte persone passano da una cosa all’altra con molta velocità o tentano di farne più di una contemporaneamente con il risultato troppo spesso di un problema di concentrazione, di difficoltà di comprensione e un apprendimento sommario e provvisorio. Molte conoscenze acquisite devono lasciare continuamente spazio a nuove informazioni di cui, per dirla tutta, moltissime inutili, banali o addirittura dannose.

Continuamente sottoposti a stimoli si può arrivare all’impressione di non avere abbastanza tempo e di non riuscire a procedere diretti verso una direzione. Se, ad esempio, siamo impegnati in un progetto la continua distrazione allunga i tempi e addirittura compromette i risultati. In realtà potrebbe bastare poco per rendersene conto e se vuoi puoi provarlo tu stesso. Sospendi Facebook, Youtube, giochi, tv e simili per qualche giorno e osserva che succede. Oltre a ciò puoi dedicare il tempo che giustamente conservi per rigenerarti ad attività davvero ristoratrici e ludiche, come ad esempio del movimento, una lettura piacevole, una vera conversazione e molto altro. Il segreto probabilmente è essere in grado di decidere ed essere padroni del proprio tempo evitando di trovarsi in balia e risucchiati da abitudini dispersive e alla lunga dannose.

2. Esplorazione e apprendimento

Come nell’aneddoto iniziale spesso inizialmente non sappiamo come svolgere un compito. Sembra banale dirlo, ma è una cosa del tutto normale. Apprendere è un processo affascinante, complesso e semplice allo stesso tempo. Sicuramente abbiamo bisogno che determinate nozioni ci vengano trasmesse, ma sempre più non troviamo il tempo o non ci concediamo di esplorare, sperimentare, provare. Fin dalla scuola ci viene insegnato che esiste un solo modo giusto e quel modo è quello comunemente riconosciuto. Se sbagliamo veniamo puniti. Le ricerche e gli studi riguardo il pensiero convergente suggeriscono che il nostro modello educativo ci privi lentamente ma inesorabilmente della possibilità di utilizzare questa capacità rendendoci poco creativi e resilienti. Oltre a ciò, spesso, non ci concediamo nemmeno il tempo per applicarci e abbiamo anche perso la componente divertente di tutto questo.

Uno dei problemi all’origine di questa situazione è la progressiva diminuzione del gioco libero nei bambini. Potendosi esprimere liberamente, senza adulti che mediano continuamente, senza regole estremamente vincolanti, senza premi e punizioni e con il piacere e il divertimento si possono esplorare le proprie capacità, apprendere per esperienza pratica strutturando un’immagine di sé ampia e funzionale.

Parte integrante del Movimento Arcaico è il recupero di quelle capacità che per natura abbiamo e che da piccoli non abbiamo avuto modo di sviluppare liberamente. Le modalità con cui si recuperano sono proprio quelle nominate poco sopra: l’apprendimento per esplorazione reinserendo il piacere e il divertimento.


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