Durante lo svolgimento dei miei corsi, sia in quelli per il pubblico, sia in quelli specifici per professionisti, ho notato l’esistenza di tutta una serie di convinzioni che le persone hanno su sé stesse e, più generalmente, sul genere umano, che potremmo definire poco produttive in termini di ricerca di un livello di benessere più alto.
Tali convinzioni sono arbitrarie e basate su un modello di interpretazione della realtà ovviamente ricavato da un contesto culturale storicamente poco sensibile ai reali bisogni dell’essere umano: esse riescono comunque a generare una sorta di sfiducia e di rassegnazione ad uno stato non ottimale della persona. Quando poi, grazie a tecniche appropriate, la persona in questione si ritrova a percepire il proprio reale potenziale di apprendimento, essa prova stupore, ancor prima che sollievo: ciò è indicativo di quanta poca fiducia si riservi all’abilità del nostro organismo.

E’ tutta questione di convinzioni

A volte le convinzioni sono talmente “radicate” da precludere il risultato di tutta la procedura. Avendo già osservato altrove come mente e corpo facciano parte di un unico sistema e tutti gli elementi siano in relazione tra loro, notiamo che se l’elemento convinzione è forte allora può verificarsi che il sistema, per economia, riduca il prodursi di effetti in termini di miglioramento proprio per far tendere il risultato alla realtà condivisa dalle parti “più forti” del sistema stesso (credo sia noto a tutti come le convinzioni personali influiscano direttamente sulla qualità delle nostre azioni quotidiane).
Purtroppo molte convinzioni sono così condivise da sembrare realtà e quindi da limitare la qualità della vita di tantissime persone, condizionandone pesantemente un gran numero di scelte. Ne sono un esempio quelle che riguardano l’invecchiamento.

Cosa si crede sull’invecchiamento e cosa è vero

Tutti sanno che con l’aumentare dell’età diminuisce significativamente la produzione di ormoni, muscoli ed ossa si indeboliscono, la postura peggiora sensibilmente, le qualità mentali tendono a scemare o, per lo meno, a rallentare così come tante altre funzioni vitali.
Una bella scelta di scuse per chi vuole “lasciarsi andare” ma sono tutte immense falsità.
Se una persona di sessanta anni si sente meno in forma di quando ne aveva venti ciò dipende da come ha trascorso i quarant’anni che ci sono di mezzo.
Se la persona in questione accusa la fatica o è oberato di problemi di salute dipende molto di più dalla quantità di agenti negativi a cui l’organismo è stato sottoposto che non dallo scorrere delle lancette.
Le più recenti ricerche nel campo della fisiologia e della neurologia applicate allo studio dei processi di invecchiamento stanno confermando da vari punti di vista come il processo di invecchiamento possa essere rallentato e, in certi casi e sotto certi aspetti, arrestato o invertito.

Esiste l’invecchiamento?

Vorrei allora porre diversamente il problema: esiste realmente il “processo di invecchiamento” o è una convenzione, una semplice etichetta per definire un insieme di processi che forse non sono così lineari come ci aspettiamo?

Il nostro organismo, a differenza dei dispositivi meccanici ed elettronici, si rigenera in continuazione e, soprattutto, apprende in continuazione: la predisposizione all’apprendimento che è così evidente nei bambini permane in realtà per tutto l’arco dell’esistenza a patto che si mantenga un atteggiamento di sana curiosità verso il mondo che ci circonda. Appagare questa curiosità attraverso l’esplorazione e la sperimentazione può essere considerato uno degli atti creativi per eccellenza; la vita dei grandi inventori è contraddistinta da questo spirito di indagine che li ha sempre portati a cercare di vedere le cose come realmente sono (fuori e dentro di noi); il processo di invenzione è qualcosa di successivo, un ulteriore atto creativo basato sulle idee e fantasie stimolate proprio dal parziale appagamento della curiosità. Riscontriamo tale procedura anche nei grandi artisti: è sufficiente leggerne le biografie oppure incontrarli personalmente per renderci conto che coloro in grado di “costruire” opere letterarie o grafico-pittoriche di una certa intensità sono anche persone dotate di un acuto interesse per il mondo che li circonda, tanto per le piccole cose quotidiane quanto per i fenomeni estremi.
Molte persone, dunque, sono convinte di una propria carenza o limitazione in termini di abilità o creatività e, proprio per questa convinzione, limitano i loro interessi a ciò che gli risulta più facile, arrivando ben presto ad una vita di routine; sarebbe sufficiente ricominciare ad osservare con attenzione la realtà da cui siamo circondati per liberare, almeno in parte, il processo creativo connaturato profondamente in ogni essere umano. Esistono naturalmente altri fattori che possono bloccare il binomio apprendimento-creatività quali, ad esempio, la paura di sbagliare, la mancanza di esercizio, eventuali distonie nei processi di percezione, e molte altre interferenze di cui avremo modo di interessarci altrove.

Ripensiamo l’nvecchiamento

La capacità di auto-rigenerazione del nostro organismo, oltre a giocare un ruolo fondamentale nell’apprendimento, è importantissima proprio per ri-concepire tutto ciò che siamo abituati a pensare a proposito dell’invecchiamento. Dicevamo quindi che l’essere umano apprende in continuazione e si rigenera in di giorno in per giorno, ebbene, questi due processi sono intimamente e indissolubilmente legati tra loro: se passiamo la nostra giornata in totale sedentarietà, oltre a danneggiare l’organismo in svariati modi, stiamo anche apprendendo ad esser sedentari; ignoriamo il nostro desiderio naturale di alzarci e sgranchirci una volta due volte, dieci volte, fino a che il nostro organismo apprende ad ignorarlo e quindi ce lo fa percepire con intensità sempre minore fino ad assopirlo del tutto o quasi; apprendiamo che una respirazione completa è controproducente poiché, a causa del movimento che provoca, è più difficile tenere gli occhi sul monitor; il sistema neuro-muscolare apprende la via più economica per il mantenimento della statica da seduti, impedendo la normale trasmissione di sollecitazioni tra le varie catene muscolari e tra le varie articolazioni. Insomma vengono acquisite, a livello inconscio, tutta una serie di abitudini funzionali al mantenerci fermi in posizioni innaturali. Anche il processo di rigenerazione fa la sua parte: per il solito principio di economia funzionale, che così tanto ha contribuito alla sopravvivenza ed all’evoluzione della nostra specie, giorno per giorno il nostro organismo tralascerà di rigenerare le parti più inutili per lo stile di vita sedentario come la muscolatura, le ossa, le articolazioni e tutte le parti del cervello e del sistema nervoso che non abbiamo utilizzato.

Ribaltiamo la questione

Ma torniamo alla definizione di invecchiamento, inteso come accumularsi di stati psichici e fisici via via peggiori, potremmo ora considerare tale processo come una serie consecutiva di apprendimenti e relative trasformazioni strutturali. Cosa accadrebbe invece se organizzassimo la nostra vita in funzione di apprendimenti salutari? Quali fenomeni sarebbero prodotti sul nostro organismo dal trascorrere del tempo? La letteratura scientifica ci presenta tutta una serie di ricerche recenti che sconfessano l’ineluttabilità dei danni provocati dall’età. Il Dr. Peter Van Der Schaar, direttore dell’ International Biomedical Center in Olanda, dopo aver condotto ricerche per più di 25 anni, afferma che lo stile di vita dei suoi pazienti incide molto di più sulla durata e sulla qualità della loro vita rispetto a quanto possano fare le più valide terapie. Sono stati inoltre pubblicati molti studi sulle differenze in termini di produzione ormonale, mineralizzazione delle ossa, rigenerazione dei tessuti, ecc. tra soggetti sedentari e soggetti attivi oltre i 50 anni di età: le conclusioni sono a favore di una vita attiva e della pratica quotidiana dell’esercizio fisico.
Essere consapevoli degli ultimi due principi (apprendimento e rigenerazione) costituisce già di per sé una convinzione potenziante; essa sarà molto utile per il nostro benessere poiché, quando una convinzione è ben radicata in noi, il nostro comportamento si lascia influenzare direttamente da essa. Modificare le convinzioni limitanti in convinzioni potenzianti è, se si dispone della corretta “tecnica”, abbastanza semplice, indipendentemente da quanto antiche o radicate siano le prime.

E’ male “Lasciarsi andare”?

Un altro concetto rischia di diventare una delle nostre più preziose convinzioni: qualche riga più sopra accennavo al “lasciarsi andare” come viene inteso nella nostra cultura, cioè come l’acquisizione di abitudini deleterie ed oziose, come l’incuria di sé e della propria immagine; tutto ciò é decisamente condannabile nella nostra cultura… inoltre, tale formulazione linguistica quando si “semantizza” nella nostra mente crea un presupposto poco agevole: per non “lasciarsi andare” (che è sbagliato) bisogna necessariamente fare qualcosa e quindi imporsi di fare qualcosa. Attenzione se, come me, provenite da una formazione culturale eurocentrica il ragionamento può sembrare paradossale. Ora provate ad immaginare il “lasciarsi andare” come al lasciare che alcune parti di noi si esprimano liberamente: non solo la parte che tende all’economia e all’omeostasi, come appunto quella del “lasciarsi andare” specificato precedentemente, ma anche di altre parti; la voglia di esplorare ad esempio, quella forma di curiosità che guidava ogni azione nei primi anni della nostra vita rendendo ogni cosa ignota un affascinante mondo da scoprire; la voglia di giocare col proprio corpo o con la propria fantasia; la pulsione al movimento fisico, del tutto spontanea e molto salutare; la creatività, non solo in senso “artistico” ma anche il fare qualcosa di semplice, assolutamente senza pretese. Lasciare fluire queste parti di noi non richiede nessuno sforzo è “lasciarsi andare”. Riuscite per caso a ricordare quando e come avete iniziato a bloccare l’espressione di queste parti? Se avete avuto la fortuna di crescere in un ambiente abbastanza libero il tutto sarà probabilmente avvenuto in maniera non troppo traumatica, ma per chi ha avuto genitori o educatori più autoritari forse le cose sono andate un po’ peggio tuttavia il percorso è simile: Non startene sempre nel mondo dei sogni! E sta un po’ fermo! Le bambine per bene non fanno così! ecc.
Poi accade anche che la sola paura del giudizio degli altri (o anche del nostro) inibisca questi comportamenti naturali. Tra gli adulti non particolarmente “portati” chi di recente ha fatto, per esempio, un disegno per il semplice piacere di farlo? Si, ma se non viene bene non da piacere anzi crea frustrazione! Ma chi l’ha detto che deve essere così? E’ solo un’abitudine, un condizionamento culturale dal quale, secondo me, è utile uscire. A tal proposito spesso mi sento dire che le gioie che propongo di ri-imparare a sperimentare sono di carattere infantile. D’accordo, la nostra cultura ci insegna che diventare adulti vuol dire iniziare a prendersi le proprie responsabilità e farsi venire le rughe di preoccupazione e le gioie degli adulti sono fare bene il proprio lavoro e crescere una famiglia (per le persone più responsabili), le vacanze ai tropici o i veicoli veloci (per gli edonisti), andare a vedere le mostre o leggere i classici (per i colti). Seppure più che lecite, queste attività mi sembrano un po’ “traslate”, non credo che possano rimpiazzare neanche per un istante la gioia della naturale espressione di sé. Spesso lavoro con persone che desiderano liberarsi di questi pesanti condizionamenti: tutto ciò che succede è che iniziano a sentire le pulsioni arcaiche tipiche dell’essere umano, quelle che albergano in noi ad ogni età da più di 65.000 anni, e iniziano a sentire che muoversi è piacevole, iniziano magari a disegnare o a modellare, qualcuno si mette anche a imparare una lingua; tutti si godono un po’ di più la vita, insomma si “lasciano andare”.

7 commenti

  1. Bellissimo e utile articolo! Il modo in cui vengono espressi i concetti, magari già sentiti in varie forme, mi fanno sembrare il tutto piu’ reale e attuabile. Grazie.

    • grazie Massimo, avevo dimenticato le basi del vivere sano, ora riprendero le mie vecchie abitudini salutari
      con entusiasmo, grazie ancora.
      maria

  2. ciao . non avevo idea esistesse un’associazione come la vostra, ma certe cose le ho sempre sentite dentro.Nulla mi fa’ sentire piu’ viva che camminare nei boschi con il cane o il cavallo e letteralmente arrampicarmi sulle rocce ogli alberi .le persone che lo scoprono mi credono matta ,ma io l’ho sempre saputo e quando sto’ male mi appoggio agli alberi piu’ vecchi e mi sento completamente rilassata ed ho 48 anni. Vorrei che lo facesse e capisse anche mio figlio che ne ha 12 ma lui e’ diversoe quella maledetta televisione e nintendo e psp 4 gli lava il cervello, probabilmente trova ora virtualmente glistimoli cerebrali che io trovo nell’energia della natura. Non riesco farlo uscire da questo meccanismo.ed e’ troppo sedentario e credo non sara’ felice.se continua cosi’

  3. Grazie a tutti per i commenti!
    Carla per tuo figlio ti possiamo proporre varie idee. Ovviamente la cosa più importante è favorire il contatto con la natura e diminuire quello con i videogiochi, per farlo interessare ci sono varie strategie, potresti contattare uno dei nostri educatori per farti dare qualche suggerimento.
    Una delle cose più belle è quando i genitori portano i figli ai gruppi di pratica, si divertono tutti tantissimo, e si crea un precedente molto accattivante per quando gli si proporranno nuovamente esperienze a contatto con la natura.

  4. Ciao Massimo sono d’accordo con tutto cio’ che hai descritto, il mio parere è che quando una persona si vuole bene inteso voler bene a se stesso, allora quella persona si tiene bene in tutto cio’ che fa a partire dal livello fisico e mentale.Con questo non intendo assolutamente dire che bisogna diventare ossessivi con l’alimentazione ,le facolta’ mentali, apparire sempre al top, non intendo dire questo ma semplicemente volersi bene rispettando la propria persona.Ciao Massimo grazie , bellisimo articolo.

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