Si può imparare a pensare? Se sì, come?
L’utilizzo creativo delle proprie facoltà mentali è una abilità umana che può essere acquisita, raffinata e perfezionata attraverso un’infinità di modi e maniere: la storia della filosofia è ricca di esempi di questo tipo, persone che si sono dedicate alla questione ontologica studiandone le peculiarità, ponendo riflessioni e conclusioni di vario tipo. In questa sede vorrei citare il lavoro di Michael Hall, uno dei miei autori preferiti, che identifica alcune caratteristiche del funzionamento del cervello umano la cui conoscenza può essere un ottimo punto di partenza per chiunque voglia iniziare a giocare e a esercitare le possibilità del proprio pensiero. Sono solo alcuni spunti che, naturalmente, andrebbero sviluppati meglio e soprattutto praticati ma ritengo che siano oltremodo utili sia come stimolo intellettuale per noi stessi, sia per comprendere meglio un eventuale interlocutore.

1) La mente segue delle direzioni
I pensieri seguono una direzione; scegliete la direzione che volete imprimere ed i vostri pensieri le seguiranno.Uno degli strumenti più tipici per dare una direzione al pensiero è il linguaggio: se qualcuno ci sta raccontando qualcosa come, ad esempio, un evento che ha vissuto, una notizia che ha sentito o qualunque altra cosa il nostro cervello inizia e seguire la narrazione e a rappresentarci interiormente lo scenario che ci viene descritto attraverso la creazione di immagini, suoni, sensazioni, commenti e metacommenti. Tutto ciò scatena in noi tutta una serie di reazioni, la cui quantità e intensità dipendono da una serie di variabili, ma la cui nascita è del tutto improrogabile.
In tante altre occasioni la direzione del pensiero è autoindotta: ciò avviene decine di volte nell’arco di una giornata: tutte le volte che decidiamo di dedicarci a determinate attività poiché, più o meno consciamente, sappiamo che queste direzionano la nostra mente su determinati binari; basti pensare a quando ci accingiamo ad ascoltare musica o a leggere qualcosa.
Avendo la consapevolezza del fatto che possiamo dare una direzione al fluire dei nostri pensieri, possiamo porci una serie di domande onde identificare quanto effettivamente questi ultimi siano allineati con ciò che vogliamo ottenere della nostra mente e dai nostri stati emozionali:

  • Quale direzione sto dando ora al mio pensiero?
  • Che procedimenti tendo solitamente a far acquisire come abitudine alla mia mente?
  • Che direzione tendono a darmi gli altri (colleghi, amici, parenti, ecc.)?
  • Quanto salutari, funzionali, equilibrate, produttive, valide sono tutte queste direzioni?
  • Quali direzioni voglio trasmettere agli altri comunicando con loro?

Possiamo aggiungere altre domande, in base a cosa può essere utile per noi:

  • Queste direzioni mi stanno aiutando a raggiungere i miei obiettivi (specificare su ogni singolo obiettivo personale)?

Perché porsi tutte queste domande? Sembrerà assurdo ma, secondo Michael Hall e tutti i maggiori esperti di Neurosemantica, la qualità della vita di ogni persona è massimamente influenzata delle istruzioni di processo che essa stessa fornisce al proprio cervello.

2) La mente tende a creare comportamenti tali da estrinsecare e dare forma alle istruzioni processate
Tutti noi possiamo intuire il carattere ed i pensieri di una persona sulla base dell’osservazione dei suoi comportamenti: l’atteggiamento esteriore di una persona non può non essere costantemente influenzato dalle proprie rappresentazioni interne. Per inciso, fu sulla base di questa considerazione che Watzlawick influenzò la scuola di Palo Alto con l’assunto “E’ impossibile non comunicare”.
Per quanto una persona possa sforzarsi di agire diversamente, il genere e la qualità delle proprie rappresentazioni interiori determinano la maggior parte dei nostri atti e delle nostre abitudini. Pertanto possiamo ridurre decisamente lo stress se iniziamo ad agire sul pensiero (attraverso le direzioni) prima di cercare di agire direttamente sulla realtà esterna, spesso purtroppo meno accessibile e governabile. Saranno poi il nostro linguaggio, lo stile delle nostre azioni ed il modo di prendere decisioni che, influenzati positivamente da una miglior realtà interiore, tenderanno a modificare verso una nuova direzione, per quanto possibile, anche la realtà esteriore.
Anche in questo passaggio alcune semplici domande ci possono aiutare:

  • Che tipi di immagini, suoni, parole e sensazioni produci all’interno della tua mente?
  • Che genere di film stai proiettando nel tuo cinema interiore?
  • Che tipo di “decorazioni” possiedi nel tuo mondo interiore?

Per le persone “digiune” di linguistica o di semantica generale, tali domande possono sembrare un po’ strane; se però proviamo semplicemente a porcele, sospendendo per un po’ il giudizio, potranno risultarci comunque molto utili.

3) La mente funziona mediante rappresentazioni
Le scienze cognitive e le neuroscienze confermano quanto già intuito da alcuni filosofi: il cervello rappresenta internamente quanto noi esperiamo del mondo esterno attraverso i sensi; anche i nostri pensieri e la nostra consapevolezza vengono strutturati mediante rappresentazioni mentali basate sui canali sensoriali. Lo studio di questa sorta di fenomenologia della conoscenza ha, tra l’altro, portato i ricercatori ad attribuire funzioni specifiche, o quasi, a determinate aree del cervello. Grazie a Korzybsky (autore che non mi stancherò mai di consigliare) sappiamo che la nostra idea del mondo, dell’ambiente esterno e di tutto ciò che ci circonda (oggetti, persone, elementi, fenomeni e processi di ogni tipo) non è un’impressione diretta degli stessi ma una rappresentazione, da noi assemblata: Korzybsky si riferisce all’insieme delle conoscenze umane soggettive definendolo “la mappa del mondo”, da cui una delle sue affermazioni e spunti più interessanti:

La mappa non è il territorio.

Le constatazioni di Korzybsky sulla relazione tra mappa del mondo e mondo reale possono dare il via ad un’importante riflessione: la nostra personale mappa del mondo è creata da noi e non è altro che il frutto del nostro saper osservare, valutare, constatare, esperire, riordinare e rappresentare; tutte abilità nostre che possiamo utilizzare come ci sembra più opportuno… ne consegue che possiamo modificare la nostra mappa del mondo, possiamo quindi rappresentarci la realtà in maniera diversa rispetto a quanto solitamente siamo usi fare. Tale considerazione diviene particolarmente significativa alla luce di un’altra relazione di sistema: le qualità e le modalità della nostra mappa influenzano direttamente il nostro stato interiore.
Ad esempio se iniziamo ad immaginare di essere in una situazione molto piacevole, in un bell’ambiente, con una compagnia gradita, in attività particolarmente gratificanti non ci vorrà molto affinché il nostro sistema inizi a rispondere fisicamente a tale fantasia creando delle risposte fisiche ed emozionali piacevoli; tali risposte andranno poi a beneficio di tutto il sistema, sia da un punto di vista neurovegetativo sia ormonale.
La maggior parte delle persone, quando vive un evento spiacevole, continua a proiettarlo nel proprio cervello numerose volte per tutta la giornata o anche per un periodo ben più lungo mentre gli episodi belli o gratificanti abbandonano subito la “sala di proiezione”. Invertire questa tendenza può essere un modo per iniziare a gestire meglio la propria mente e quindi numerosi altri aspetti della propria vita.

4) La mente trascende continuamente ciò che è presente
Grazie all’abilità della mente di rappresentare la realtà, noi possiamo rappresentarci cose non attualmente presenti e calarci in esse. Questa capacità sta alla base di molte azioni come, ad esempio, sognare, sognare ad occhi aperti, fantasticare, apprendere, ideare, inventare, pensare, concettualizzare, calcolare, teorizzare, progettare e così via. Il sapersi astrarre dalla situazione contingente e trasportarsi in altre è uno degli utilizzi più tipici della nostra abilità rappresentazionale. Chiamiamo tutto ciò “pensiero” e grazie al pensiero possiamo rappresentarci cose non presenti, cose che non saranno mai presenti e addirittura cose del tutto impossibili e irreali. Questa libertà sembra essere esclusiva dell’essere umano. Ogniqualvolta la nostra coscienza si focalizza su qualcosa di non presente entriamo in uno stato di trance (da transizione) che facilita questo processo. Ne consegue che, per la maggior parte della nostra giornata, siamo in uno stato di trance, non condizionati più di tanto dal nostro stato presente poiché la mente è proiettata altrove, i nostri sensi leggermente assopiti e le funzioni vitali regolate di conseguenza.
Può sembrare molto strano a pensarci ma è proprio così: durante l’arco della giornata alterniamo, a seconda delle attività svolte e delle circostanze esterne, stati ove l’attenzione è rivolta alla realtà esterna, attraverso la percezione sensoriale, a stati in cui siamo calati nella nostra realtà interiore; tale transazione avviene quasi continuamente, noi tutti abbiamo la capacità di allucinare. Colori i quali imparano, più o meno consciamente, ad utilizzarla al meglio divengono persone dotate di grande creatività ed inventiva: gli altri… faticheranno un po’ di più (o molto di più).

5) La mente induce gli stati emozionali
La mente mette noi stessi in stati neurologici differenti; questi influenzano la nostra risposta fisiologica, la respirazione, il movimento e la biochimica del nostro essere. Se vogliamo star male ci è sufficiente pensare ad ingiustizie, abusi e vessazioni e immediatamente il nostro organismo ci metterà nello stato corrispondente: ci basta pensare ad una situazione pericolosa ed ecco nascere internamente uno stato di paura molto simile a quello che proviamo di fronte al pericolo reale, così come una fantasia erotica è in grado di scatenare il desiderio a livello fisico.
Tutto ciò si verifica poiché il cervello è effettivamente una parte del corpo: situato alla sommità della corda spinale e del sistema nervoso esso raccoglie e gestisce tutti gli impulsi processati dai recettori esterni. La mente, il nostro senso di consapevolezza, è una delle funzioni principali di questo organo multistratificato. La struttura stessa e le modalità di funzione del cervello spiegano come mai tra pensiero (rappresentazione astratta) e stati corporei (manifestazioni fisiche tangibili e misurabili) esistano così tanti rapporti e collegamenti.
Ogni tanto può essere utile soffermarsi a chiedersi:

In che stato sono? Quali stati provo abitualmente? Sull’azione di quali stimoli? Quali sono le istruzioni che possono mettermi in uno stato migliore?

6) La mente segue percorsi circolari
Gli impulsi nervosi compiono dei percorsi tutt’altro che lineari all’interno della struttura cerebrale; quando vengono impressi al talamo e all’amigdala, sono contemporaneamente passati alla corteccia e, dopo essere stati processati, passano alle strutture più “centrali” del cervello… il tutto in un collegamento continuo. Il cervello possiede inoltre una sorta di corteccia integrativa la cui funzione è proprio quella di mantenere ogni struttura strettamente connessa con le altre e questo è uno dei motivi per cui il cervello è così complesso.
Nessuna meraviglia quindi se il nostro pensiero si sviluppa simultaneamente su più livelli e se segue strade non lineari e non “logiche”; pensare in maniera rigorosamente lineare per più di una manciata di secondi è abbastanza difficile per il nostro cervello, il pensiero viaggia su percorsi tortuosi, magari a spirale, ama improvvisi salti di livello e cambi di direzione.
Il vantaggio di tale forma è la riflessività , un’abilità fondamentale del nostro pensiero: essa ci consente di creare strati su strati di pensiero su pensiero, di sentimenti su sentimenti, sentimenti su pensiero, ecc, praticamente all’infinito; senza questa possibilità non saremmo in grado di comprendere e/o sviluppare realtà complesse e di connetterle tra loro.

7) La mente struttura le cose
Questa è una delle funzioni più rilevanti in termini di salute mentale: Il nostro cervello costruisce significati e lo fa attraverso la creazione di un significato contestuale. Gli oggetti, i fatti, le persone ed anche le stesse parole o qualunque altra forma di comunicazione, di per sé non significherebbero assolutamente nulla se, nel momento in cui li percepiamo, non intervenisse la nostra abilità mentale di contestualizzarli, di legarli ad un telaio di altre cose, significati, azioni, esperienze, ecc. Questa deve necessariamente essere un’opera creativa del nostro cervello: tale abilità è così rapida e abituale che ci può apparire scontata e banale.La nostra mente può creare significati associativi o contestuali: i primi si verificano quando, per dar significato ad un oggetto lo colleghiamo ad un altra cosa ad essa associabile; i secondi quando abbiamo già creato un’associazione e la poniamo all’interno di un telaio di azioni o esperienze e creiamo quindi un concetto.

Conclusione
Le suddette sono sette semplici informazioni su alcune caratteristiche funzionali del cervello: sono state sintetizzate da Michael Hall in alcuni articoli di taglio divulgativo ma riflettono le più recenti scoperte scientifiche del settore. Sulla base di queste conoscenze sono state sviluppate tecniche fruibili da chiunque per migliorare la qualità del nostro pensiero e, in definitiva, per stare meglio.

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