Quel che è stato è stato

di Massimo Mondini

Uno dei problemi nel quale si trovano impigliate più spesso la maggior parte delle persone che vogliono migliorare la propria condizione fisica è quello di non riuscire ad abbandonare alcuni schemi acquisiti nel passato.. siano essi sotto forma di comportamenti, immagine di sé o anche solo ricordi.
Ad esempio ti sei abituato fin da piccolo a vederti goffo, perché magari la tua coordinazione non era ancora perfetta e a giocare a calcio eri meno rapido dei tuoi compagni di classe e quest’idea di te ha condizionato molte tue scelte non necessariamente macroscopiche, come potrebbe essere smettere di giocare, ma anche sottili come “scegliere” una tattica di gioco o sviluppare un determinato stile personale invece di un altro solo perché non ti concedi determinate opzioni… proprio perché non sono contemplate in quella vecchia immagine!
La capacità di fare un sereno aggiornamento del sistema è fondamentale 🙂 e non solo per il miglioramento fisico. I dati vecchi appesantiscono, ci rallentano e ci fanno fare errori….
Ma allora perché ci siamo tanto affezionati, perché non li lasciamo andare?
Quante persone hanno problemi in un rapporto perché applicano i comportamenti che hanno acquisito col partner precedente… e che non hanno niente a che fare con quello attuale?
Quante persone continuano ad agire quasi schiavi di schemi che hanno acquisito in certe situazioni e che magari al tempo erano utili ma ora non lo sono più?
Questo è particolarmente vero nel miglioramento fisico, motorio e psicofisico: una delle situazioni che mi capita più spesso con gli atleti si spiega con l’esempio emblematico di un atleta che chiameremo Fabrizio.
Fabrizio è un praticante molto serio e scrupoloso di thai boxe, si allena tutti i giorni con molta voglia di arrivare ad essere professionista. La sua vorticosa energia si raffredda solo quando si accorge che nonostante tutto l’impegno, nonostante tutte le lezioni col maestro di pugilato e tutto il lavoro specifico che comporta, la sua tecnica di boxe (il lavoro delle braccia) è stazionaria. È da un paio d’anni che non vede miglioramenti ed il livello attuale non è ancora tale da consentirgli una carriera sicura nel professionismo.
Mentre mi spiega il problema gli faccio tirare un po’ di calci e noto che quando allena le tecniche di gamba ha una certa espressione nel viso e “in tutto il corpo” … quando invece gli chiedo di fare qualche combinazione di boxe ha tutt’altra espressione.
“Fabri, l’hai mai notato?”
“No…”
Quando gli chiedo di fare altri movimenti con le gambe li fa senza nessun problema, con le braccia pure, finché sono movimenti di altri sport; quando ci avviciniamo al pugilato non riesce ad abbandonare i vecchi schemi, che magari sono buoni per un agonista intermedio ma non per un pro.
Mi guarda sconsolato: “Massimo non ce la faccio… è inutile… si vede che non ho la genetica”
Rifletto divertito tra me e me… anni fa avrebbe detto “la stoffa” o “il talento” oggi è tutta “genetica”.
“Chi ti ha insegnato a fare pugilato in quel modo?”
Con un po’ di “indagini motorie” salta fuori che quel pugilato, un po’ rozzo e non pienamente efficace, è frutto della sua capacità di adattamento!
Quando ha iniziato a fare boxe un po’ seriamente si è trovato di fronte come spesso succede ad avversari più forti che non avevano tanto rispetto per la sua volontà di imparare e si limitavano a metterlo sotto pressione; così ha dovuto rapidamente sviluppare tecniche e tattiche funzionali a raggiungere presto quel livello ma non ideali da un punto di vista motorio e della qualità tecnica.
Il fatto di aver lavorato tanto in quel modo gli ha “fissato” quello stile e addio.
Dopo aver capito insieme la questione ci abbiamo lavorato su per meno di un’ora e nei successivi giorni ha letteralmente re-imparato il pugilato.
Poi è diventato campione italiano di Thai Boxe. Poi è stato un anno in Tailandia a combattere da professionista. Ora è in Italia e insegna Thai Boxe.
Non aggiornare un apprendimento motorio sbagliato del passato può impedirci di sviluppare pienamente il nostro talento nello sport, nella vita relazionale, nella sessualità, praticamente in tutto quello che facciamo.
RESET!


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