Dicembre 4

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Movimento Arcaico e Riabilitazione Globale – Un approccio sistemico

By Massimo Mondini

Dicembre 4, 2013


[vc_row][vc_column width=”1/4″][vc_single_image image=”4419″ img_size=”full” alignment=”center” image_hovers=”false”][/vc_column][vc_column width=”2/3″][vc_column_text]Un numero crescente di fisioterapisti si sta avvicinando sempre più ad un approccio globale alla fisioterapia: la dimensione di tale tendenza è confermata dall’interesse verso le tecniche posturologiche, dall’apertura al dialogo con professionisti provenienti da altra formazione e dall’auto-formazione continuativa, sia che avvenga attraverso la partecipazione a corsi specifici, o semplicemente mediante la lettura di testi e riviste specializzate. Lo stesso Paul Check, considerato nel mondo anglosassone tra i massimi esperti mondiali della riabilitazione fisica, ha recentemente sottolineato, in diversi dei suoi articoli, l’importanza del mantenere una visione quanto più olistica possibile.


Nonostante questo e molti altri apporti alla suddetta corrente, le opere letterarie che la sostengano da un punto di vista scientifico, e che possano fornire strumenti operativi ai professionisti del settore, sono ancora poche e non tutte manifestano chiaramente una filosofia realmente aperta e di collaborazione sia questa tra figure professionali differenti o tra scuole diverse della stessa disciplina.
La pratica del Movimento Arcaico, pur delineandosi nettamente al di fuori del contesto terapeutico, si può rivelare preziosa per coadiuvarne i processi: in primo luogo la metodica della ricerca del movimento prototipico è centrata e fondata proprio sulla globalità e la sistematicità di cui sopra, ciò si rivela particolarmente utile nei percorsi terapeutici più complessi, ove sia necessario accostare alla riabilitazione della parte lesionata un miglioramento generale dello stato fisico del paziente; inoltre è stato rilevato dai praticanti di movimento arcaico un netto miglioramento nella capacità di coordinazione, di contrazione e di rilassamento muscolare: tale abilità potrà rivelarsi utile in tutte le occasioni nelle quali il fisioterapista chiederà una collaborazione “attiva” al paziente che, in tal modo, sarà in grado di produrre un lavoro più preciso ed efficace.

In particolare, gli effetti tipici del Movimento Arcaico che più possono interessare un fisioterapista sono:
Miglioramento degli schemi motori e della percezione del corpo attraverso il lavoro di propriocettività globale
Gestione dello stress e del dolore attraverso il lavoro sul sistema nervoso
Recupero dello stato generale di salute attraverso il lavoro sui processi energetici (respirazione, circ. sanguigna, circ. cerebrospinale, sist. linfatico, ecc)
Propriocettività e ristrutturazione degli schemi motori di base.

Il paziente durante, e al termine, di un periodo di immobilizzazione (gesso, tutore, bendaggi, ecc.) o in seguito ad algie del rachide e seguenti rigidità, troverà giovamento dalla pratica di “esercizi” di ampliamento degli schemi motori. Più che di esercizi si tratta in effetti di esperienze corporee che basano la loro efficacia sull’abilità del nostro sistema nervoso di apprendere la miglior qualità del movimento attraverso la pratica del movimento stesso appropriatamente decontestualizzato; al fine di ripristinare la naturale tendenza del corpo umano a muoversi senza inutili sforzi, privando lo schema corporeo di tutto quanto non sia necessario, soprattutto di quei modelli (pattern) legati a stati di ansia e di coercizione. Il ripristino di schemi motori di base di qualità sempre più elevata contribuisce ad ottenere i suddetti risultati e a formare una solida base su cui “ri-apprendere” movimenti molto più complessi come, ad esempio, la gestualità sportiva o professionale.
Un esempio banale potrebbe essere quello di un paziente che abbia subito un intervento al ginocchio: in questo caso lavorare sullo schema motorio della deambulazione (di pari passo con la normale terapia specifica) farà sì che al momento di riprendere le normali funzione e quindi ricominciare ad appoggiare il peso normalmente, il paziente possa già disporre di una buona capacità di propriocezione, di un adeguato equilibrio pelvico e della plasticità sufficiente per adattare continuamente la propria deambulazione alle crescenti possibilità dell’arto in fase di recupero, senza quindi “trascinarsi” inutilmente vizi di atteggiamento, movimento o di postura.
Una ristrutturazione motoria ben organizzata rivela la sua utilità anche nel trattamento degli squilibri strutturali, sia che esso avvenga attraverso la Kinesiterapia classica sia mediante l’utilizzo di tecniche con approccio “globalistico”, come ad esempio il metodo Mézière, o altre forme analoghe.
Squilibri nello sviluppo e nel tono della muscolatura sono frequenti nei soggetti sedentari e ancor più negli sportivi: spesso da questi derivano processi infiammatori e infortuni vari. Non è sempre facile diagnosticare gli squilibri muscolari: la tendenza alla compensazione e all’autorganizzazione del corpo umano rende difficile riuscire a scorgere dove effettivamente nasca il problema. In questo contesto gli schemi dei movimenti prototipici sono utili perché esercitano una profonda attivazione di tutte le catene “posturali” ed al contempo ripristinano la coordinazione tra queste e la parti più dinamiche della muscolatura, anche senza conoscere con precisione l’origine dello squilibrio: in tal senso incrementeranno gli effetti della kinesiterapia, preparando non solo la parte lesa ma tutto l’organismo ad un ripristino ottimale della funzionalità.

Stress e apprendimento

Le situazioni di sviluppo del movimento prototipico prevedono un ambito di pratica estremamente piacevole e “giocoso”, nel quale sono favorite tutte le naturali spinte ed inclinazioni personali all’esplorazione dei movimenti “naturali” del proprio corpo: alcuni tra questi contesti prevedono una vera e propria ricerca del movimento più piacevole possibile, rendendo la pratica distensiva, anche da un punto di vista viscerale, e ricreativa. In tale ambito, il rilascio degli ormoni tipici dell’eustress, il rilasciamento di tensioni miofasciali, la riduzione del dolore e tutti i possibili benefici derivanti da tali fenomeni sono da ritenersi conseguenze quasi certe.
Il suddetto stato di distensione favorisce l’approccio alla terapia fisica con qualunque paziente e in alcuni casi può arrivare a rivelarsi fondamentale come nel caso specifico di un atleta di diciannove anni di età, indirizzatomi dal suo terapista poiché non riusciva a progredire in termini di recupero della lunghezza degli ischio-tibio-crurali dopo una lesione ai tendini già guarita da tempo. Il dolore che il paziente affrontava durante le sedute di ginnastica riabilitativa creava un aumento eccessivo di tono in determinate catene muscolari e una risposta comunque negativa all’esercizio compromettendone in tal modo l’efficacia. Dopo 4 lezioni, centrate sulla ricerca sincrona della qualità del movimento e della positività del feedback, riuscì a riprendere la normale procedura terapeutica che, con qualche accorgimento, si rivelò propriamente efficace.

Rielaborazione sistemica della lesione

Un noto detto cinese sostiene che se fa male il braccio destro bisogna innanzitutto curare il braccio sinistro. Per quanto tale affermazione possa apparire bizzarra di fronte ad una lesione di carattere traumatico, essa ci può aiutare a riflettere sul fatto che, a volte, le normali procedure terapeutiche, giustamente concentrate sulla parte lesa, pecchino nella visione di insieme, trascurando elementi di carattere sicuramente più generico ma altrettanto importanti per la guarigione della parte specifica. Migliorare gli elementi fondamentali dell’organizzazione e della funzionalità corporea consente una più rapida e completa guarigione della parte lesa. In particolare la qualità della respirazione e della circolazione sanguigna incidono decisamente sui processi di rigenerazione che accompagnano le varie fasi della riabilitazione. Un organismo più in salute, più reattivo, forte e flessibile supporta il paziente e lo prepara anche ad evitare ricadute o ripetizioni del trauma. In tale ambito, il ripristino del movimento prototipico si rivela adeguato non solo per l’ottimo rapporto tempo/risultati ma anche per la assoluta complementarità con i percorsi terapeutici specifici. Attualmente le metodiche per il ripristino del movimento arcaico, oltre che essere già state utilizzate con successo con numerosi atleti di livello olimpico e con persone ad ogni livello di difficoltà motoria, sono oggetto di studio di numerosi specialisti di tecniche di intervento manuale per la loro validità come tecniche di integrazione delle sedute di massofisoterapia e di osteopatia tra cui G. Amadasi, direttore del Collegio Italiano Osteopati.

(pubblicato da PROFESSIONE FITNESS)[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Massimo Mondini

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