Riflettere o agire?

di Massimo Mondini

Molte persone si lamentano di avere poco slancio nelle loro azioni o di sentirsi, addirittura, bloccati. In effetti sono in tanti a non riuscire ad ottenere quello che vogliono perché fanno fatica a passare all’azione in maniera decisa.

Le difficoltà si fanno sentire soprattutto quando qualcuno inizia ad agire per sé stesso

È relativamente facile agire se dobbiamo fare qualcosa perché è richiesto da qualcuno, come ad esempio per rispondere ad una richiesta del capo al lavoro o di un committente, così come può essere relativamente facile prendere l'iniziativa di fare qualcosa per qualcun altro, ad esempio i nostri figli, o qualcuno che in qualche modo dipende da noi.

Ma può essere molto più difficile prendere l'iniziativa su qualcosa che abbiamo ideato e deciso noi stessi ed agire di conseguenza. Il procedimento in effetti è più complesso e ci porta ad analizzare molte più variabili e, questa analisi, può diventare paralizzante o quasi. 

Se il capo mi dice di incontrare un cliente e sottoporgli una determinata proposta, potrò decidere alcuni particolari di questa azione, ma lo slancio, la direzione e l’obiettivo sono già chiari. Se invece, come libero professionista, decido di contattare un cliente dovrò prima decidere su molte variabili… una bella serie di potenziali ostacoli.

Inoltre, mettendo in gioco direttamente la mia professionalità, dovrò esser certo di soddisfare una serie di requisiti al mio vaglio e al vaglio del cliente, insomma si parano una serie di valutazioni e di preliminari che possono aprire mille dubbi e rendere la partenza molto difficile. Per questo molti non ce la fanno! Le difficoltà iniziali ci portano ad essere titubanti o tentennanti nell’azione.

E l’azione, l’agire umano, non vuole proprio questo stato d’animo, non tollera queste briglie, non vuole reticenza e freni.

L’azione, per compiersi in maniera appropriata, e anche per iniziare col piede giusto, esige fluidità e una chiarezza cristallina.

Le persone “portate” per l’azione esprimono una grande risolutezza quando si tratta di agire, fosse anche dopo un lungo periodo di riflessione oppure in caso contrario anche quando costretti ad agire contro determinati loro dubbi o convinzioni. Chi sa agire agisce in maniera fluida diretta e con grande determinazione, indipendentemente dalle condizioni. Alcuni maestri la chiamano la risolutezza nell'agire.

Come si acquisisce o come si risveglia questo bellissimo potenziale, questa meravigliosa abilità che, in realtà, è in ognuno di noi?

Per quanto ne so esiste solo un modo: l’esperienza.

Esperienze, vere e concrete, di azioni sono l’unica forza in grado di svegliare la risolutezza.

Ci possono essere tanti elementi che aiutano, come ad esempio una forte motivazione, avere chiarezza sulle condizioni di partenza, sulle finalità dell’azione, su noi stessi e le nostre condizioni. Tutti gli elementi di consapevolezza, le informazioni e gli stati d’animo hanno un certo peso ma non bisogna fare l'errore di pensare che l'analisi per quanto perfetta e le sue conclusioni siano in grado di risvegliare il nostro “potenziale di azione”, solo l’azione sveglia l’azione.

Noi esistiamo grazie all’azione e noi ci definiamo attraverso l’azione.

Proprio per questo l’azione sconsiderata ci spaventa. Esistono centinaia di storie che ci raccontano quanto sia stupido, e pericoloso, agire con avventatezza e quanto l’azione dissennata sia un sintomo di ignoranza o di follia.

Quindi abbiamo imparato a fermarci, a riflettere, a pianificare, ed è un’ottima cosa.

Ma se perdiamo la nostra capacità di agire prontamente con risolutezza andiamo incontro ad una serie di problemi nella vita: perdiamo energia, giocosità, spinta e slancio vitale. Assopiamo inoltre la nostra naturale curiosità e abbassiamo i livelli di vitalità, calcifichiamo i nostri schemi, costruiamo routine che ci imprigionano.

Il bellissimo spirito di iniziativa che manifesta un bimbo quando inizia a comporre certi giochi, quando si lancia nell’andare a conoscere un suo coetaneo, o quando vuole sperimentare una situazione nuova è una fonte di piacere, una parte importante della salute mentale e anche un “nutrire la vita”. Se da adulti perdiamo l'iniziativa e la risolutezza dell’agire sicuramente possiamo sopravvivere lo stesso ma ci perdiamo una bella fetta di vitalità, di soddisfazioni, e soprattutto ci perdiamo, almeno in parte un po’ il senso di stare qui

Potrei raccontare centinaia di storie di persone che vogliono fare qualcosa, che hanno un bel progetto nell’anima, ma che poi si bloccano. Ognuno tentenna per motivi diversi: c'è chi analizza troppo, chi è stato scottato da fallimenti, chi andrebbe contro ad insegnamenti ricevuti in casa, chi teme di sbagliare, chi non se la sente di “metterci la faccia”, chi è perfezionista, c’è anche chi non parte perché, in fondo in fondo, gli è troppo comodo rimanere così com’è.

Sono tutti buoni motivi, insindacabili, e tutti offrono ottimi spunti di riflessione, punti di partenza per conoscersi meglio e per migliorarsi ma la sola soluzione di questi problemi non basta per poi ritrovarsi ad agire con determinazione ed arrivare allo scopo.

L’esperienza costruisce l’azione.

Ci sono anche tanti elementi che aiutano, come ad esempio l'istinto, l’intuizione, avere la giusta energia… elementi che sostengono e guidano l’azione, che ci aiutano a portarla a compimento, a superare gli ostacoli. Ma solo avere fatto esperienze di azione pura e sensata ci dà le capacità di alzarci dal divano senza tentennamenti, uscire nel mondo e segnare

Un rugbista che prende il pallone e attraversa il campo eludendo gli avversari, saltandoli,  passandoci sopra o sotto, resistendo ai placcaggi, perché riesce a farlo? Forse perché ha studiato i suoi avversari a tavolino? Oppure perché ci tiene tanto a vincere? Perché oggi, guarda caso, è molto in forma? 

Tutte cose che aiutano ma non bastano. 

Se riesce a farlo è perché ha vissuto tante volte a livello fisico ed emotivo e mentale l’esperienza totalizzante di andare in meta. Riuscendoci o no non importa. L'importante è che ha coinvolto interamente il suo essere psicofisico senza alcuna distrazione, senza alcun tentennamento per arrivare dove vuole arrivare. E a volte ci si ferma prima, a volte si arriva in fondo ma ogni volta è pura esperienza. Se non avesse questo bagaglio di esperienze, sarebbe impossibile.

Perché da ragazzino sei riuscito (o non sei riuscito) a chiedere a quella bellissima creatura di uscire con te. Qual è l'elemento che ti ha fatto andare oltre al cuore che batteva nelle orecchie, o alla paura di sentirti dire di no, o a qualsiasi altro ostacolo reale o immaginario? Le rassicurazioni “logiche” che ti hanno, o che ti sei, detto come ad esempio “se non mi vuole non mi merita”, oppure “se va male il mare è comunque pieno di pesci”?

Dubito. La consapevolezza e le verità razionali aiutano ma non bastano.

Se sei riuscito a fare un passo del genere è perché sei stato sostenuto dalle esperienze affettive primarie (vissute coi genitori e con la prima socialità), che ti hanno reso possibile aprirsi all'altro, andare verso di lei, stando nel flusso o, se non proprio nel flusso, comunque superando le difficoltà.

Infatti non tutti ce la fanno.

Cos’è che mette un atleta, o un musicista o un attore, in grado di entrare in uno stato di flow?

La conoscenza della situazione? Raffinare la tecnica? Motivarsi? No. A dare alla persona la possibilità di entrare nello stato di perfezione della prestazione sono quei particolari momenti che hanno nutrito la sua anima.

Quella volta che si è spellato le dita a forza di prove e che poi è entrato in uno stato di grazia, o quella volta che giocando sotto la pioggia, magari stanchissimo, ha saputo, non sa nemmeno come, superare il suo compagno di allenamento solitamente più forte di lui. Quella volta che da ragazzino sul palcoscenico si è bloccato e poi a casa è stato fortemente rassicurato dai genitori e lì per lì ha improvvisato una recita solo per loro.

Esperienze dove ci mettiamo a nudo, noi, l'azione, l'emozione, il flusso e la prestazione. Fino a raggiungere l’essenza.

Queste esperienze, sia singolarmente e sia per via cumulativa, funzionano, ci sostengono e ci strutturano.

A volte sembra che il meccanismo si inceppi un po’, cioè persone che possiedono le esperienze non si sbloccano nell’azione, almeno non quanto vorrebbero. A cosa può essere dovuto?

  1. Nel nostro bagaglio esperienziale mancano una o più funzioni dei movimenti base. Questi sono tutti necessari  e se ne manca uno può succedere che non te ne accorgi finché non arriva il momento nella vita dove è proprio quello ad essere indispensabile. Questa è la base di tutto. 
  2. Le azioni non sono state compiute col giusto tono emotivo. Se un bambino ha vissuto l'infanzia come un costante carico di angoscia o di paura anche durante i momenti di gioco, può aver compiuto le azioni ma in maniera “scollegata” o non completamente collegata al suo io emozionale, al sistema limbico, quindi da adulti è difficile abbandonarsi ad una azione fluida, appagante e di senso compiuto
  3. Sono passati molti anni dalle esperienze significative e, anche se sono ancora presenti perché comunque nulla è in grado di cancellarle, sono nascoste da anni e anni di carenza, insomma ce le siamo un po’ dimenticate
  4. Siamo da anni in uno stato di stress, o di allerta, quindi le tensioni hanno preso il sopravvento. Un corpo carico di tensioni comunica al cervello che non è il caso di muoversi
  5. Abbiamo vissuto un'esperienza traumatica in seguito ad una nostra iniziativa e che si è rivelata fallimentare o disastrosa e la perdita che abbiamo avuto, il dolore e la sconfitta agiscono tuttora in noi, in maniera palese o subdola ma comunque ci bloccano.
  6. Siamo in una situazione di grande debolezza, stanchezza e mancanza di energia.
  7. Non vediamo nulla che ci stimoli abbastanza.

Ci possono essere anche altri motivi e predisposizioni individuali ma i principali sono questi o almeno sono i casi che mi succede di trattare più frequentemente coi clienti a livello individuale.

Come fare quindi a liberarci di questi fardelli e superare la dolorosa e inutile fase di stallo?

Indipendentemente da quale credi che sia il tuo caso, o anche se ti riconosci in più di uno dei punti citati, la buona notizia è che se sei in grado di muoverti allora sei in grado di muoverti. Può sembrare una stupida banalità ma se ci rifletti è un punto di partenza potente. Anche chi è bloccato in un letto di ospedale e può comunicare solo col movimento degli occhi ha scritto un libro (lo hanno fatto in realtà diverse persone). 

Se hai la fortuna di poter muovere il tuo corpo nella sua interezza puoi fare anche di più.

Se ti puoi muovere puoi iniziare a fare quelle esperienze, quei movimenti e quelle azioni funzionali e sensate che ti ridanno in toto la capacità di azione e che ti forniscono le energie necessarie. 

È semplicissimo: si tratta di compiere i gesti naturali con lo scopo giusto e col giusto livello di attivazione emotiva. Né più né meno. Col giusto livello di energia, né più né meno.

Non ci si deve ammazzare di fatica e non deve comparire un'emozione esagerata. Il valore dell’esperienza non è nella sua intensità assoluta e nel livello di forza che ha per te.

Sul blog del sito trovi diversi articoli con esempi di sessioni dove io o miei collaboratori, con solo un ora di esperienza motoria, abbiamo aiutato la persona a ritrovare pienamente la sua risolutezza nell’agire, ti suggerisco di leggerli per trarre ispirazione.

Inoltre se ti ritrovi ora nella situazione di dover sbloccare qualcosa puoi iniziare subito a fare Movimento Arcaico. I gesti base sono tutti ottimi punti di partenza, inoltre i videocorsi Padrone del Fuoco e Il Salto di Qualità contengono anche due funzioni primordiali potentissime per passare all’azione, una è il corretto utilizzo dell’aggressività, l’altra è il Tuffo del Falco, la quintessenza della determinazione nell’andare a bersaglio. 


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