Robusto o flessibile?

di Massimo Mondini

La parola robustezza dà anche idea di concretezza, di solidità, di qualcosa di massiccio e denso, difficile da muovere o da spostare. Qualcosa che resista all’erosione, agli elementi, agli attacchi, alle pressioni.

Una struttura granitica, una roccaforte, una massicciata.

Quando si muove o quando deve produrre movimento una macchina, come ad esempio una catapulta medievale o un’automobile, per essere robusta deve avere dei componenti robusti (ognuno di essi lo deve essere) e deve saper assorbire una notevole quantità di sollecitazioni, quelle che riceve dall'esterno e soprattutto quelle che essa stessa produce. E anche qui le strutture massicce la fanno da padrone, un fuoristrada massiccio è più robusto di un’auto leggera.

Per un'opera architettonica, per una macchina o comunque per un manufatto tutto ciò è vero, in linea di massima: meno è esile, più è robusto.

E noi come siamo messi?

Anche per l'essere umano tendiamo a pensarlo, no? Un uomo robusto solitamente dà l’idea di essere massiccio, denso, forse non necessariamente grosso ma con ossa e tendini forti.

Ma per il vivente non sempre valgono le leggi dell'architettura o dell'ingegneria, a volte la biologia ci chiede cose diverse, ci sottopone a sollecitazioni molto differenti e soprattutto ci ha dotato di un sistema di robustezza basato su uno spettro molto più ampio di caratteristiche.

Certo, la nostra robustezza è data dalla forza, dalla resistenza della struttura, ossa robuste, tendini, ecc. Ma anche nel caso del “telaio” non possiamo pensarlo come un telaio meccanico perché ad esempio due femori di due persone diverse esattamente identici per dimensione possono avere una certa differenza di robustezza: innanzitutto uno dei due può essere più mineralizzato, perché, in due persone dalla struttura simile, uno dei due può avere un sistema tendineo e fasciale molto più elastico e forte anche a parità esatta di dimensione. 

Quindi sì, una struttura massiccia e trofica è importante ma non è l’unico elemento costitutivo della nostra capacità di assorbire le sollecitazioni.

Anzi, ce ne sono diversi.

Uno, veramente molto importante, è la flessibilità/elasticità, sia strutturale sia funzionale.

Avere tessuti abbastanza elastici è molto più rilevante ai fini della non-rottura, rispetto alla grossezza di questi.

Capillari e vasi elastici si rompono meno, la pelle resiste a quasi tutto perché è molto elastica, anche le ossa hanno ovviamente una loro flessibilità ed elasticità che le rende molto più resistenti di fronte agli urti.

Essere flessibili e morbidi fa sì che lo scontro sia ammortizzato. Permette a parti di noi di agire proprio come degli ammortizzatori.

Essere flessibili ci permette di piegarci e lasciar passare lo shock, un mare di energia cinetica che altrimenti ci ammazzerebbe può essere attutito moltissimo o addirittura evitato grazie alla flessibilità.

Niente di nuovo, i giapponesi hanno inventato un metodo basato su questo principio, il JU, l'archetipo della morbidezza, cedevolezza, flessibilità. 

I taoisti, già centinaia di anni prima, interpretavano energeticamente la flessibilità degli elementi della natura e da sempre la saggezza popolare di ogni continente ci parla di questa funzione, dell’importanza della non rigidità.

Infatti la flessibilità e la morbidezza sono l’unica cosa che ci permette di essere adattabili, di sopravvivere ed, eventualmente, di sconfiggere una forza maggiore.

Niente di nuovo, tutti o quasi lo sappiamo, ma quando arriva lo shock, ci irrigidiamo e quando ci rendiamo conto dell’effetto che ha su di noi ci irrigidiamo ancora di più…. a volte la natura interviene e ci ammorbidisce con la forza, perché riesce a prendere le redini del nostro cervello ma purtroppo la maggior parte delle volte ci attacchiamo alla nostra convinzione, alle nostre idee, alla nostra logica, in pratica alla nostra rigidità. Ci dà un'illusione di sicurezza che in quel momento ci placa. Ma l’azione dello shock così ce la prendiamo tutta.

La flessibilità per l’essere umano è robustezza. Basta vedere i bambini giocare o cadere, gli animali assorbire un urto.

L’elasticità ci tiene in vita forse più di qualsiasi altra nostra caratteristica.

E per gli attacchi che vengono da dentro vale la stessa regola. Di fronte ad una mia emozione o una paura oppure anche desiderio, se non sono abbastanza robusto ciò che viene da dentro può scioccarmi, sconvolgermi,  e anche ammazzarmi tanto come ciò che viene da fuori. E per essere robusto verso ciò che viene da dentro, per adattarmi e reagire nella maniera migliore per me, la flessibilità è fondamentale.

Quindi per ora iniziamo ad accettare questo assunto

Flessibile è robusto

Altre idee nei prossimi giorni ma intanto assicurati l’occasione di risvegliare questa e altre funzioni archetipiche con il prossimo corso.


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