Dato il continuo fiorire di corsi di Yoga, di sue variazioni e combinazioni a volte molto creative, spesso a Massimo viene posta la domanda “E tu cosa ne pensi dello Yoga?

Guarda la risposta nel video qui sotto per riflettere insieme sulle differenze fra la finalità dello Yoga tradizionale con ciò che viene maggiormente proposto in occidente:

E tu che esperienza hai avuto con lo Yoga? Raccontacelo nei commenti 🙂

10 commenti

  1. Ciao sono un insegnante di quello che definisci lo yoga Tradizionale. Ho 42 anni e lo studio da quando ne ho 8. Ho viaggiato tanti anni in India e faccio parte di una accademia internazionale. La descrizione che fai è corretta, conoscere lo yoga è affar dura, e fondamentalmente non possiamo parlare di conoscenza nella maniera “occidentale del termine”.
    Chi pratica lo yoga ha esperienza della disciplina, che non in tutte le sue forme tratta l’illuminazione come stadio ultimo. Lo yoga funziona a tanti livelli, non solo fisico, non solo emotivo, non solo psichico.
    Con il termine spirituale, indichiamo un percorso che abbraccia il tuo intero essere, dalla riduzione dell’Ego, come diceva giustamente Marco, alla definizione profonda dell’ Io sono.
    Grazie Marco per questa condivisione, per maggiori dettagli mi permetto di consigliare il mio sito web :
    http://www.compagnia-dello-yoga.it

  2. Ho conosciuto vari insegnanti di yoga occidentale, che ho praticato per parecchi anni negli anni 80, yoga di derivazione ‘patanjaliana’ o comunque ‘van Lysabethiano’ e ‘Iyengariano’ e quello che posso dire è che purtroppo ebbero molte difficoltà nella loro vita. La meditazione dhyana e il pranayama non sono sufficienti a creare Ben-Essere, perché in Europa (e ancor peggio negli States) non c’è, a livello collettivo, una base solida di dharma (per dharma intendo una base sicura di comportamenti che vanno in armonia con le leggi intrapsichiche e le leggi universali).
    Lo stesso dicasi per la Vipassana. Personalmente ho visto gente uscire molto sofferente dai loro 10 giorni di training continuativo.
    Invece sia lo yoga ‘sportivo’, in pratica con obiettivi prettamente estetici e fisici, e la mindfulness che è una versione più morbida della vipassana, hanno a parer mio, in modo assolutamente paradossale, un minor impatto sulla psiche dei praticanti (piena di klesa o afflizioni a livello subconscio) e quindi una maggior ‘responsività’.

    • Ciao Luca Marco,
      si potrebbe discutere veramente a lungo e a fondo sul reale impatto di una pratica ascetica/spirituale/integrativa nel contesto quotidiano. Si aprono questioni ancora più complesse quando tale pratica è appunto stata decontestualizzata da un punto di vista geografico, sociale e culturale.
      Mi trovi pienamente d’accordo sul tuo intelligente commento, cioè lo Yoga tradizionale non risponde in pieno alle esigenze dell’europeo moderno, e infatti non è quello il suo scopo, non lo era (ovviamente) quando è nato e non lo è nemmeno ora. Questo ci porta ad una delle questioni principali: nella percezione della gente invece c’è proprio questo cioè che lo yoga sia una disciplina contro lo stress o il mal di schiena o … uno spostamento percettivo importante e forse irrecuperabile nel breve termine. E la “colpa” è stata dei maestri di yoga che hanno iniziato a venderlo come appunto metodo antistress ecc. già molti anni fa. Ho messo “colpa” tra virgolette perchè in realtà penso che sia condividsibile e per nulla condannabile utilizzare anche una leva negativa (cioè partire da un loro bisogno) per avvicinare le persone ad una pratica meravigliosa che può dare tanto a tanti livelli, ma poi deve necessariamente seguire un momento di transizione, un passaggio educativo dove presenti, introduci e implementi anche tutti gli altri aspetti… questo è purtroppo mancato, vuoi per il fatto che non c’è un rapporto maetrso- allievo come in India, vuoi per altri motivi ma purtroppo è mancato.
      Inoltre è mancata l’educazione a osservare il lato “difficle” dello yoga, così come di tutte le reali discipline spirituali e di crescita personale, il lato dell’affrontare le prorie aree “oscure”, i confini e le distrofie dell’ego, ecc.
      Come ti dicevo, ci sono tante e tante questioni da vedere : -)
      Aggiungo solo che accostare la Mindfulness a qualsiasi forma di meditazione tradizionale può essere estremamente fuorviante.

    • Ciao Massimiliano,
      te lo spiego volentieri 🙂
      1) Perchè il drop rate è altissimo, quindi gli utenti esperiscono, nell amaggior parte dei casi, l’ennesimo tentativo non portato a termine, rinforzando tutte le associazioni normalmente collegate a questo schema.
      2) Perchè comunque hai ingannato l’utente, cosa che in sè non aiuta nessuno. Far del bene ad un allievo viol dire anche avvicinarla alla conoscenza e alla comprensione delle cose, non solo farlo sudare un po’. Nel mondo del mercato ci sono delle leggi che impediscono di chiamare “cacao” la carruba o “caffè” la cicoria perchè se lo fai vendi una cosa per un’altra e questo è gravissimo. Nel mondo delle scienze se iniziamo a chiamare una cosa col nome di un’altra è la fine della della scienza.
      3) Perchè in moltissimi casi i corsi sono tenuti da istruttori non preparati. Rammento il caso di un paio di anni fa di una mia amica che “siccome faceva la spaccata” sic. era stata invitata da una grossa palesta locale a tenere i corsi di yoga. Poi lei comunque aveva un minimo di praparazione perchè aveva fatto ginnastica artistica per qualche anno, ma la gravità dell’episodio rimane ed è purtroppo emblematica.
      Quindi l’utente rischia infortuni, infiammazioni, sovraffaticamento a carico di vari sistemi, frustrazione , perdita di tempo e di denaro.
      4) Non fanno bene agli istruttori, perchè se si concentrassero nel fare bene le discipline motorie che magari conoscono, avrebbero una maggior cresicta professionale e molte più soddisfazioni.
      5) Non fa bene al mondi delle palestre e dell’attività fisica in generale (che in Italia è già abbastanza malmesso).

  3. Ciao Massimo. Grazie, sono d’accordo con le tue osservazioni.
    In vari anni, alla ricerca di metodiche fisiche che mi aiutassero ad attenuare alcune problematiche muscolari…., ho provato diverse esperienze yogiche.
    Ho incontrato vari stili di yoga: da quello dinamico allo yoga Nidra più statico e con finalità che portano ad un maggiore rilassamento sia muscolare che mentale , a quello con valenze spirituali-meditative…
    Sono stata fortunata ad incontrare insegnanti competenti, con esperienze di tipo tradizionale.
    E nel mio caso (problematiche di tipo fibro-mialgiche, con frequenti dolori ed infiammazioni muscolari e osteo-articolari ho trovato efficaci alcune tecniche, metodiche, più legate all’ Ayurveda, per cui ho deciso di seguire un percorso formativo specifico, che mi desse strumenti atti a capire, in modo più profondo il mio corpo integrato al “resto”…
    …E non solo come una pratica ginnica o riabilitativa, senza nulla togliere a questa lettura che racchiude anch’essa la sua importanza.
    Pur avendo un’indole da esploratore, non ho mai sentito fiducia in proposte dove ho visto mancare l’ attenzione relativamente allo stato fisico, e non solo, dei fruitori…
    Ci tengo, a comunicare anche, che accanto a tale percorso, continuo a studiare e praticare il MOVIMENTO ARCAICO, nel rispetto delle mie possibilità, con gradualità, in base alla mia risposta soprattutto corporea. Grazie! A presto!

  4. condivido appieno. Il VERO Yoga non puoi praticarlo da occidentale, ossia vivendo in occidente con valori di occidente. La mia esperienza con il Nei Gong che pratico da un paio di anni associato al movimeno arcaico e pratiche come trekking ecc. insieme a danza e arti marziali, mi ha portato ad un livello di benessere e soprattutto energetico (anche con degli sbalzi talvolta troppo elevati e insopportabili) che in 30 anni di percorso hon avevo mai raggiunto

    • Ciao Pasquale,
      se si verificano dei fenomeni che percepisci come “eccessi di energia” vuol dire che bisogna calibrare meglio la pratica… è importante per non andare in iper!

  5. “Lo Yoga così com’è non fa bene a nessuno?” Parto da questa frase del video.
    Sono Donatella, Istruttore di Hatha Yoga da 16 anni, praticante da 21, nel tempo ho studiato e sperimentato diverse scuole e tecniche yoga, senza limitarmi all’aspetto corporeo di questa disciplina, tuttavia ho scelto di insegnare solo la pratica fisica, Hatha Yoga appunto. Sono pienamente d’accordo sul fatto che per la profondità e la quantità di concetti, pratiche e conoscenze che compongono lo Yoga, esprimere sull’argomento giudizi e opinioni è davvero difficile, poiché qualunque cosa si dica non può che essere estremamente parziale. Quindi premetto che mi esprimo con la consapevolezza che quel che ho sperimentato e che ho appreso, è davvero poca cosa, poiché per entrare profondamente nello Yoga, ci vorrebbe un impegno ed una dedizione che nessun occidentale inserito nella nostra società può esperire.
    Yoga è una parola che comprende un’intera filosofia di vita ed una marea di tecniche che hanno lo scopo finale di giungere all’illuminazione, all’integrazione totale (Yoga significa unione), pertanto nella parola Yoga sono compresi la pratica ed il fine di tale pratica.
    Quel che dico normalmente ai miei allievi quando mi fanno delle domande, è che lo Yoga ha avuto origine ad una grande distanza da noi, nel tempo e nello spazio. E’ qualcosa che fonda le sue radici in una cultura completamente diversa dalla nostra, è antichissimo e molto vasto, pertanto quel che ci è arrivato è indubbiamente parziale e diverso dall’originale. Per giungere allo “Yoga” inteso come unione, è previsto un complesso sistema, tra cui precisi precetti di vita oltre ad una gran quantità di tecniche che prendono in considerazione i vari aspetti dell’essere umano: fisico, emotivo, mentale, energetico e spirituale.
    Nella nostra società normalmente quel che viene chiamato Yoga in genere è solamente l’aspetto fisico della pratica, cioè l’Hatha Yoga che si compone di Asana e Pranayama, ed anche questo non viene affrontato in modo completo poiché generalmente nei corsi si praticano prevalentemente le Asana e pochissimo Pranayama.
    Si possono anche trovare in giro corsi che sia avvicinano ad altre tecniche, per esempio la Meditazione, ma anche per questo aspetto ciò che si pratica è riduttivo poiché la parola Meditazione (Dhyana) viene usata per indicare stati di rilassamento, concentrazione, distacco, o visualizzazione che meditazione non sono, anche se sono utilissimi e propedeutici per raggiungere lo stato di Dhyana, o almeno tentare.
    Quindi è vero che lo Yoga con la Y maiuscola forse lo stiamo solamente sfiorando, tuttavia trovo la suddivisione tra Yoga tradizionale e commerciale poco funzionale alla comprensione del fenomeno di diffusione in atto, poiché in fondo di tradizionale ormai, a distanza di 5000 anni, c’è poco anche in India e comunque la tradizione stessa nei millenni si è modificata. Per capire cosa vale e cosa no, credo occorra porre maggiormente l’attenzione al “tipo” di yoga che si pratica (Raja Yoga, Hatha Yoga, Karma Yoga, Tantra Yoga, Yoga Nidra ecc…) e all’interno del filone scelto fare una valutazione che si può suddividere molto semplicemente tra due modalità di offerta: una onesta e genuina che si fonda su una preparazione la più accurata possibile di ciò che è arrivato a noi ed una meramente funzionale alle esigenze commerciali. Ma anche queste spesso si mescolano.
    Qui mi voglio limitare a considerazioni sullo Yoga fisico che pur essendo solo una parte della Disciplina da cui origina, contiene al suo interno un ulteriore frazionamento fatto di scuole e stili diversi (Anusara, Jiengar, Yoga Ratna, Parinama ecc.). E’evidente che stiamo estrapolando dal tutto solo una piccola parte del Sistema, ma se quella parte la pratichiamo e la facciamo praticare in modo onesto, con consapevolezza e umiltà, portando all’esperienza la tutta conoscenza possibile e niente più, se facciamo questo in questo modo la nostra piccola pratica diventa grande, perché lo Yoga è talmente profondo ed efficace che il semplice frammento che sperimentiamo ha tanto benessere da offrire.
    Rispetto all’Hatha Yoga, credo possa essere molto più ingannevole e rischioso addentrarsi nell’aspetto energetico/psicologico insito in alcune tecniche che si prestano ad un utilizzo errato da parte di sedicenti Guru che operano in realtà per alimentare il proprio ego, ma questo vale anche per molti altri ambiti ed è sempre l’intento che fa la differenza.
    Tornando all’Hatha Yoga, la pratica delle Asana certamente può essere effettuata in modo adulterato e superficiale, ma se è vero che lo Yoga nel senso ampio del termine viene poco compreso, se è vero che sotto l’etichetta di Yoga a volte viene insegnato qualcosa che di fatto è solo una ginnastica, è anche vero che ci sono tante persone serie che lo insegnano e tante altre che continuamente ne godono i benefici dimostrando nei l’efficacia della pratica.
    Non mi dilungherò sulle differenze tecniche tra le Asana e lo stretching, che ci sono e sono sostanziali, ma per come la vedo io lo Yoga, proprio per le conoscenze profonde su cui si basa, è talmente GENEROSO che mentre pratichi semplicemente un’Asana in modo corretto, pur nella piena ignoranza delle sue radici, dell’enormità di conoscenza dalla quale si è generata e delle implicazioni fisologiche ed energetiche, puoi ottenere un benessere globale che giustifica e merita la diffusione a cui stiamo assistendo.
    La mia esperienza mi dice che una buona pratica Yoga nel nostro attuale Occidente esiste, anche se non ovunque, e quel frammento di Yoga che è arrivato a noi, praticato con rispetto ed onestà, è un regalo ed una grande risorsa, che sovente supera le aspettative.

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