Prima di tutto la posizione!

Di Movimento Arcaico

11/07/2023

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Un'abilità archetipica che utilizziamo nella vita di tutti i giorni e che può fare veramente la differenza nella qualità della vita quotidiana e anche in tante situazioni straordinarie è la Posizione.

Saper gestire la posizione è un'abilità meravigliosa, naturale, molto divertente.

La parola stessa ci suggerisce qualcosa di statico, se uno è in posizione normalmente non si sta muovendo, ma ci suggerisce anche qualcosa di dinamico, infatti chi è “in posizione” è pronto a muoversi, in molti contesti essere in posizione è sinonimo di essere pronti ed essere in una buona posizione vuol dire avere buone possibilità di movimento.

Nello sport saper avere una buona posizione è utile tanto quanto avere buoni movimenti e di solito le due cose sono strettamente connesse, infatti un atleta si evolve col miglioramento dei suoi gesti e delle sue posizioni.

Normalmente pensiamo alla posizione come a qualcosa di statico, di fermo e di chiaramente identificabile: prendere posizione vuol dire fermezza. Ê una fermezza che in certi casi richiede una gran quantità di energia, di equilibrio e soprattutto di determinazione.

Migliore è la nostra abilità di posizione meno energie sprecheremo, migliore sarà il nostro equilibrio e la nostra capacità di risposta.

La maggior parte delle persone che non sa tenere una posizione non fallisce perché sia poco determinata, o debole di carattere, ma perché non è in contatto con questa risorsa primordiale.

Potrebbe sembrare un paradosso ma non lo è: una buona fermezza richiede buone abilità motorie.

Ad esempio anni fa una coppia di miei amici si trovò ad aver a che fare col problema del figlio adolescente che voleva che gli comprassero un suo telefono, lo esigeva perché lo avevano tutti i compagni di classe mentre i suoi genitori avevano deciso di farglielo avere solo due anni dopo. Anche molte altre coppie di amici avevano preso la stessa decisione ma, dopo numerose pressioni da parte dei figli che gli avevano reso la vita impossibile, avevano capitolato, si erano arresi.

In questo non c'è niente di grave fa parte dell'esser genitori ma la coppia di miei amici riuscì a tenere la posizione e quindi mantenere la decisione presa. Il figlio provò ogni tipo di strategia e di manipolazione ma nel giro di poco tempo capitolò sentenziando, per la cronaca, “Farete di me un diverso”. Grazie alla coerenza dei genitori e alla loro calmissima fermezza è diventato forse sì un po' diverso, ma in senso buono.

Di fronte alle richieste insistenti o ai tentativi di manipolazione, la fermezza dell'intento, il mantenimento della posizione non deve e non può essere l'immobilità di una roccia o di un albero radicato al suolo non può cioè semplicemente voler dire chiudersi e radicarsi sulle proprie posizioni... all'essere umano questo comportamento richiede uno spreco di energie e preclude molte opportunità.

Il mantenimento della posizione, se la posizione è ben strutturata, invece è un processo attivo di reazione e armonizzazione con gli stimoli esterni. Per tornare all'esempio dei miei amici, loro prendevano gli eccessi emotivi del figlio in quel periodo come spunti per conoscerlo meglio e per, alla fine, migliorare e rinforzare la relazione. Ad esempio dopo una sfuriata del figlio, con relativa chiusura a riccio, hanno rispolverato il vecchio proiettore di famiglia e hanno istituito le serate di visione di film classici, di cui il figlio era ed è appassionato. Oppure dopo un tentativo di manipolazione, il padre, che era un appassionato di storia moderna, gli raccontava come in certi regimi veniva creato il consenso... e così via.

Insomma saper tenere la posizione in maniera fruttuosa non si deve basare sulla testardaggine ma su una sana capacità di risposta.

Sembra che non sia per niente facile... sembra richiedere infinite ore di esercizio!

Nella scherma tradizionale il combattente doveva innanzitutto imparare a non cedere terreno, a tenere la posizione, come indispensabile requisito per la sopravvivenza e ciò richiedeva oltre ad estenuanti allenamenti anche l'attivazione di spirito combattivo e senso tattico, di capacità di misura e di tanta resistenza. Quando un  danzatore vuol incarnare e trasmettere leggerezza o qualsiasi insieme di emozioni e suggestioni le esprimerà sì col gesto, col movimento e soprattutto con la posizione. Non a caso nella danza classica e in molte forme di danza tradizionale lo studio delle varie posture e posizioni riempie una grande quantità di tempo e assorbe un'enorme quantità di energie.

Quindi il saper “tenere la posizione” non va visto solo in termini di una discussione con una persona, o in merito a rimaner saldi sui propri valori e principi ma è un’esigenza che abbiamo molto più spesso di quanto crediamo, sicuramente più volte al giorno, tutti i giorni.

La posizione che assumiamo, e che sappiamo tenere, definisce chi siamo agli occhi degli altri e a noi stessi.

Alzare la testa.

Non basta saper assumere una posizione o sapersi mettere nella posizione migliore, non mi stanco mai di ripeterlo, bisogna saper tenere la posizione.

È una cosa che ha a che fare con chi siamo, con il nostro più profondo senso di identità. È un po' il centro di gravità permanente...considerato che ogni tanto mi permetto di prendere un prestito questa espressione 🙂

Infatti nelle discipline tradizionali la posizione è di primaria importanza, giusto per semplificare all'estremo:

Nello Yoga tradizionale vediamo la ricerca dell'equilibrio e della stabilità della psiche, per arrivare ad una sorta di comodità del corpo che diventa possibilità per la psiche e soprattutto per le varie attivazioni del sistema energetico.

Nelle arti marziali tradizionali Cinesi, e non solo, lo studio della posizione è profondissimo e meraviglioso: nelle arti interne, come ad esempio il Taijiquan, il praticante trova nel tempo la posizione che gli permette uno stato di grande prontezza grazie alla padronanza di tutti gli stati di tensione dell'organismo, dal tono viscerale a quello tendineo muscolare... un meraviglioso stato dell'essere del sistema nervoso e dell'intenzione. Nelle arti cosiddette esterne come ad esempio il Kung Fu Shaolin o posizioni principali vengono mantenute a lungo, le si utilizzano come esercizio per il fisico e per lo spirito, le si mettono alla prova in mille contesti, le si rendono sempre più forti e stabili e si ricerca anche da esse il movimento più repentino ed esplosivo possibile. I maestri insistono sul miglioramento della posizione più che su qualsiasi altro aspetto tecnico o metodologico.

Nel Movimento Arcaico si procede in maniera più giocosa ma l'importanza della posizione è comunque la stessa 🙂
La prima posizione che incontrano i praticanti è la cosiddetta “Posizione Danza e Lotta”, una posizione archetipica che si ritrova nella maggior parte delle danze tradizionali dell'Africa occidentale, e in tutte le forme di lotta. Questa dà al praticante un primo assaggio della sua reale capacità di equilibrio e di potenza. Imparando a gestire il baricentro e a rispondere alle sollecitazioni la persona (uomo, donna o bambino) comprende che la sua capacità di risposta alle forze esterne, se sa gestire la sua posizione è incredibilmente migliore e quindi si fa spaventare meno dagli eventi che non dipendono da lui.

Una volta percepita questa abilità naturale, la capacità di gestire la propria posizione può essere sviluppata grazie anche a tutti gli altri movimenti primordiali.

Tutti o quasi gli esperimenti e i giochi che facciamo nel Movimento Arcaico per sviluppare la posizione li abbiamo rubati ai bambini che giocano. Giocare con la posizione è divertente e rinforza profondamente il legame tra equilibrio e capacità di risposta.

Una volta provata la posizione danza e lotta infatti si sperimentano posizioni più “distese” e molto più riposanti dalle quali si sviluppa al massimo la capacità di mantenere la posizione e, per dirla coi maestri di scherma, di “guadagnar terreno”.



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